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In memoria di Leonardo Bertoni

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Un figlio devoto?

Infinitamente di piu’ e ben oltre il dovuto.

7 febbraio 1994, pagina dei necrologi de La Prealpina, il quotidiano di Varese per chi non lo sapesse.

Tra gli altri, un annuncio davvero particolare.

“Nel trentesimo anniversario della morte, il figlio Leonardo ricorda con affetto Flaminio Bertoni il designer della Due Cavalli.

Partecipa Vittore Frattini”.

Il designer della Due Cavalli?, mi chiedo stupito.

Ed era di Varese?

Su due piedi, telefono a Vittore e scopro che davvero Flaminio Bertoni ha disegnato la Due Cavalli, che era il progettista principe della Citroen, che conosceva bene suo padre Angelo Frattini, scultore egregio, che il figlio Leonardo e’ rintracciabile.

Due giorni ed ecco Leonardo nel mio studio.

Un uomo buono e generoso che vive con l’intento di celebrare un padre che lo ha abbandonato.

Un genitore che viveva a Parigi con la seconda moglie e che non gli dedicava che pochi minuti l’anno quando tornava a Varese.

Un padre comunque geniale, notissimo e celebrato in Francia e nel mondo e incredibilmente sconosciuto in Italia e nella sua citta’ natale.

E’ da quell’oramai lontano incontro che nasce l’idea di creare l’Associazione Flaminio Bertoni e di operare, riuscendovi, a dare fama nazionale al designer.

Certo, a tal fine con me hanno lavorato in molti: Francesco Ogliari, Fazio Conti, Pietro Macchione, Alberto Minazzi, il predetto Vittore Frattini fra i primi.

In molti ma mai impegnati e fattivi quanto Leonardo.

E quale la sua soddisfazione allorquando nel 2000 il padre risulto’ essere ‘il varesino del secolo’ e la gioia allorquando ancora in quell’anno un sondaggio a livello mondiale stabili’ che l’opera da designer piu’ significativa del Novecento era la DS Citroen da lui progettata?

E’ dopo avere raggiunto attraverso la sua spinta questi risultati, dopo avere aperto a Varese il museo al padre dedicato che Leonardo comincia a declinare.

Raggiunto lo scopo di far conoscere in Italia il magico genitore, non gli restava altro da fare.

Cosi’, negli ultimi anni, lo si vedeva meno.

E per di piu’ stanco, svuotato.

Ieri l’altro, incontrando un comune conoscente, ho scoperto che e’ morto e da tempo.

Ho scoperto che gli e’ riuscito di andarsene senza disturbare.

Devo quindi sgridarlo:

“Pensi di aver fatto la cosa giusta defilandoti e morendo senza che lo sapessimo?

Ti sbagli, Leonardo.

Non si fa cosi’.

Non si fa affatto cosi’!”

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