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In morte di Muhammad Ali – Riflessioni

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di Enzo Tosi

 

Il politically correct è sinonimo di conformismo, quindi di ottusità

Occorre rifarsi nuovamente alla dichiarazione d’apertura alla Conferenza mondiale contro il razzismo (Durban, South Africa, 2001) dell’allora Presidente del Senegal, il Dr. Abdoulaye Wade: “Chez nous il y a pas des noirs, il y a que des negres et nous sommes horeux d’y etre.” (da noi non ci sono neri, ci sono solo negri e siamo felici di esserlo).

In morte di Muhammad Ali l’universo mondo italiota si abbandona a dichiarazioni sui “neri” USA.

A nessuno di costoro sfiora il cervello che, mentre da una parte è onorevole essere “negro”, dall’altra sia umiliante, per un uomo, e riduttivo essere “nero”, un colore.

La seconda svista è assegnare alla testimonianza di vita di Muhammad Ali un contributo all’ascesa alla presidenza del Dr. Barak Obama.

Obama non appartiene ai “neri” USA.

Suo padre, l’economista Dr. Barack Hussein Obama, Sr., fu cittadino kenyota, nato sulle rive del lago Viktoria, appartenente all’etnia nilotica dei Luo.

I discendenti degli schiavi americani sono di etnia bantu, provengono dall’Africa occidentale e nulla hanno a che vedere con i Nilotici dell’Africa orientale (i camiti della Bibbia).

Al punto che in alcuni Paesi, es. Rwanda, bantu (Hutu) e nilotici (Tutsi, al plurale Watussi) si sono massacrati ferocemente.

Grandi nebbie regnano tra i parlatori bianchi.

La massima oscurità concerne gli schiavi.

Cassius Clay optò per conversione all’Islàm e modificò il nome in Muhammad Ali, con dolore di suo padre.

Sulla conversione i parlatori tv nostrani si sono abbandonati a litanie contro lo schiavismo, autoflagellandoci tutti in quanto eredi dello schiavismo praticato tre le rive dell’Africa Occidentale ed il continente americano.

Lo schiavismo fu parallelamente e tranquillamente praticato dai musulmani nei teatri di loro competenza: dal Nord Africa a tutta l’Africa Orientale.

Tribù africane schiaviste (musulmane, come i Chagga del Kilimanjaro, attuale Tanzania) praticarono lo schiavismo per secoli, vendendo intere popolazioni negre ai mercanti omaniti di schiavi, da importare in Arabia, India ed Asia in generale.

I pirati barbareschi, musulmani, in Mediterraneo intercettavano i navigli cristiani, ne catturavano gli equipaggi e passeggeri bianchi, che rivendevano serenamente ai mercanti arabi ed asiatici.

Vi siete domandati per quale ragione Venezia, al momento della scoperta dell’America una delle principali ed esperte potenze navali, non sia (ri)uscita ad affermare propri imperi coloniali nel Nuovo Mondo?

Ma per la semplice ragione che la navigazione di 2.400 km di Mediterraneo per superare le Colonne d’Ercole con navi trasportanti equipaggiamenti, ricchezze e quant’altro era impraticabile causa la pirateria barbaresca.

Il che condannò Venezia a rimanere potenza locale, destinata al declino.

Quindi le lacrime sullo schiavismo “bianco” in relazione alla conversione all’Islàm del nobile personaggio Cassius Clay sono una della tante fregnacce in termini di politically correct prodotta dai nostri “intellettuali” e giornalisti piagnoni.

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