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La nascita di Maometto festeggiata solo in Italia

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di Enzo Tosi

29 dicembre 2015

Nel IX secolo tale al Buhari, come altri esegeti prima e dopo lui, raccolse e chiosò i detti dell’Inviato: Muhammad non si limitò a raccogliere nel Sacro Corano la diretta Parola di Dio ma rilasciò sentenze ed insegnamenti a corredo e precisazione della Predica.

A proposito della possibile tendenza a celebrare la nascita dell’Inviato al Buhari riporta il richiamo del Profeta medesimo: “ …. Non esaltatemi oltremodo, come i cristiani hanno esaltato oltremodo il figlio di Maria. In verità io sono soltanto un servo, dunque chiamatemi ‘servo di Allah’ e ‘Suo inviato’ “.

Nell’Islàm è rigorosa la barriera contro ogni possibile manifestazione che possa risultare assimilabile a idolatria o culto di persone umane.

Dunque la ricorrenza della nascita del Profeta non deve dare luogo ad alcuna pubblica manifestazione, in quanto Egli è il semplice Inviato e tutto ciò che all’uomo può provenire non promana che dall’Altissimo, l’Unico cui i fedeli devono riferirsi, non certo dalla Sua umana Persona.

Solo in Italia, sentita in questo momento come punto debole della cultura occidentale o, se vogliamo, cristiana, i musulmani, immigrati ed autoctoni convertiti, hanno ritenuto opportuno violare la raccomandazione a non abbandonarsi a manifestazioni pubbliche e vistose a celebrazione della nascita del Profeta.

Raccomandazione, di contro, sentita, rispettata ed osservata in tutto il mondo islamico.

Ed i giornalisti, appunto come atteso e voluto dagli organizzatori di codeste irrituali manifestazioni, si sono precipitati ad darne la massima acritica evidenza.

A nessuno è passata per la testa la semplice osservazione che, pur essendo quantità di musulmani presenti nel nostro paesello da decenni, mai, per analoghe ricorrenze precedenti, si erano verificati fatti di questo tipo.

I tempi sono maturi.