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Jesse Owens/Adolf Hitler: quando le balle prevalgono sulla verità

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1936, Olimpiadi di Berlino.

Gare di atletica leggera.

Il nero USA Jesse Owens vince quattro medaglie d’oro.

Da allora e per sempre – le smentite, anche quelle odierne (i giornali, a fine dicembre 2015, hanno ‘scoperto’ la verità e ne parlano), non servono e non serviranno a niente – si racconta, si vuole, che Adolf Hitler, contrariato al massimo per i successi del nero americano, si fosse a un bel momento rifiutato di complimentarsi con lui addirittura lasciando lo stadio per non incontrarlo.

Una balla colossale come lo stesso Owens ha più volte detto e scritto visto che invece un saluto, cordialissimo, ci fu.

Su questo tema, una mia riflessione:

 

L’ultima volta che ho scritto la verità sul caso Owens/Hitler è stato lo scorso 28 febbraio 2015 (un inciso in corsivo nel pezzo ‘Jesse Owens, Joe Louis, i neri USA si affermano in campo sportivo negli anni Trenta del Novecento’, nel sito www.dissensiediscordanze.it).

Quanto al perché i media preferiscano (nei rarisssimi casi nei quali conoscono davvero i fatti, rarissimi data l’ignoranza abissale e la faciloneria dei giornalisti) pubblicare il falso una giustificazione potrebbe essere trovata nella famosa frase finale di ‘L’uomo che uccise Liberty Valance’, di John Ford, che suona “Se la leggenda incontra la realtà vince la leggenda!”, frase pronunciata da un direttore di giornale.

Peraltro, nella realtà, morti Montanelli e Cervi, praticamente impossibile trovare un direttore di giornale in grado anche solo di pensare una frase di tale livello.