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In morte di Valerio Zanone

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La morte di Valerio Zanone riporta alla memoria accadimenti e persone davvero lontani.

Lotte interne al vecchio Partito Liberale, vicende governative poco felici, nomi oggi dimenticati (Giovanni Goria, per dire? Chi era costui? Chi era questo signore nel cui gabinetto Valerio ha lavorato? Mah.)

Ricordo le prime apparizioni congressuali del Nostro, quando, per assonanza, lo si avvicinava a Zenone di Elea, certo anche facendo, in seconda battuta, riferimento ai suoi studi.

L’ho ascoltato non condividendo il suo ‘tradimento’ (tale mi appariva, che ci posso fare?) nei confronti di Giovanni Malagodi, il ‘nume’ liberale.

Ho cercato nei successivi anni un confronto epistolare (e chissà dove diavolo sono finite le nostre lettere?) mai approdato ad altro che a un reciproco rispetto.

Poi, come capita, l’ho perso.

Adesso, ora, il ricordo va a quella mattina, nella memoria, primaverile, di all’incirca quarant’anni fa, a Roma, al Caffè Greco.

Con Piero Chiara e il sottoscritto, Valerio, al banco, beveva un caffè.

Un bel numero di cucchiaini di zucchero, ebbi a notare.

“Dicono che lo zucchero sia cancerogeno”, mi venne, chissà perché?, da dirgli.

“La vita è cancerogena”, fu la sua lapidaria replica.

Aveva ragione!