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Primavere arabe dei miei stivali

Nessun commento Varie ed eventuali

di Enzo Tosi

Sta saltando anche la Tunisia.

Furono troppo numerosi gli ignoranti e sprovveduti, alcuni assurti ai massimi livelli dello Stato italiota, ad inneggiare alle “primavere arabe”. Non avevano capito codesti dannosi uomini politici, nostrani come i polli, che i “dittatori” arabi (molti dei quali non “arabi” ma appartenenti a Peasi arabizzati e colonizzati in senso arabo dalla Grande Conquista operata dagli Arabi seguaci del Profeta nel primo secolo di islàm) altro non erano che gli ultimi epìgoni dei vari Bourghiba, Nasser, scià Reza Pahlavi & C., che, a partire dalle fine della 2.a Guerra Mondiale e del colonialismo, avevano voluto modernizzare i loro Paesi, affrancandoli innanzitutto dall’oscurantismo di un islàm dogmatico, integralista, nelle sue varianti, tutte simili tra loro, tra cui il wahabismo, l’islàm imposto dalla dinastia saudita, che prese il potere nell’Arabia.

Non è possibile “modernizzare” tali Paesi con il guanto di velluto nè con il guanto di gomma delle prostitute.

Robe morbide.

Occorreva, appunto, essere “dittatori”.

Chi sa che pensano ora i politici con i pannoloni, che blaterarono a lungo sulle “primavere arabe”, variante italiota più pavida ma altrettanto cretina della versione transalpina del titanico Sarkozy, consistente nel precipitarsi a “bombardre il dittatore”, circa il fatto che sulle “primavere arabe”, sullo spazio “liberato dai dittatori”, sta calando il mantello dell’islàm più oscuro con infinite stragi e sofferenze.

E nessuno, in assoluto nessun vantaggio per le sciagurate popolazioni di quei luoghi, inclusi i milioni di fuggitivi, che creano pesanti problemi pure nelle nostre contrade.

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