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Ettore Scola, grande narratore di piccole storie

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di Vittorio Salerno

Nei primi Anni Ottanta, ero diventato il corrispondente da Roma di un giornalino della val Bossa, ‘Il Gazzatino’, scritto, assieme ad altri, dall’amico poeta e scrittore bosino Paolo Magni.

Girando per gli studios romani venni a sapere che Ettore Scola stava realizzando ‘La famiglia’, il ritratto di un Paese attraverso le vicissitudini appunto di una famiglia piccolo borghese, nel corso dei decenni: dagli anni Trenta agli Ottanta.

Ne informai telegraficamente la redazione che inserì la notizia nella rubrica che tenevo: ‘In diretta da Cinecittà’.

Niente fatti eclatanti drammi, tragedie, ma un racconto attento e accorato del ‘quotidiano’, con le generazioni che si susseguono, la vita sociale e politica che cambia le cose e le persone.

Quando vidi il film lo classificai subito come un capolavoro, al pari di ‘C’eravamo tanto amati’, ‘Una giornata particolare’, ‘Brutti, sporchi e cattivi’ e ‘La terrazza’.

Io che ho amato, e fatto sempre  film a tinte forti, dovetti convincermi che anche con le piccole cose si può fare grande cinema.

Film immortali, che fanno bene all’anima e alla nazione, che ameremo sempre.

Grazie Ettore!

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