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Enzo Tosi a proposito di Islàm

Nessun commento Varie ed eventuali

“el herba fil naqt nasser”

(La fuga al momento opportuno è una vittoria)

Un suggerimento:

è chiaro che occorra chiarezza.

In situazioni come quella che tutto il pianeta, non solo l’Occidente, fronteggia nei riguardi del variegato sì ma fondamentalmente fondamentalista mondo islamico, occorre chiarezza.

Nella Predicazione del Profeta (null’altro che la diretta riproposizione della Parola di Dio, il Santo Corano, increato in quanto presso Lui giacente nell’Eternità e scritto in arabo), molti, importanti ed inequivocabili sono i passi dedicati alla necessità di espandere la vera religione dei fedeli, l’Islàm, la sottomissione alla Legge Divina, tramite l’azione militare.

Con corollario di regole su come trattare i sottomessi e classificazione di questi ultimi.

La conquista, di primo impatto, ebbe straordinaria riuscita: nei primi cento anni l’Islàm si estese, ad ovest quanto ad est, per migliaia di kilometri, dalle coste dell’Atlantico fino al Mar della Cina.

Non stiamo ad analizzare qui le contingenze che resero possibile in simile immediato successo.

Certo è che i combattenti di Allah, pur da subito divisi tra loro in aspre e sanguinose rivalità, ebbero chiaro e tennero alto il concetto di espansione territoriale della loro religione, onde incrementare quanto possibile la “dar al islàm”, la casa della sottomissione, a detrimento della “dar al harb”, la casa della sedizione, rappresentata da noialtri infedeli  e idolatri di vario genere.

Il Profeta era tipo da grandi visioni e non poteva essere diversamente, visto che, attraverso Lui, parlava l’Altissimo.

Egli previde sviluppi e controsviluppi e gettò le basi affinché la Dottrina si autodifendesse e rigenerasse integra nei secoli.

Così come, infatti, è pervenuta a noi – ahinoi – oggi.

Tra gli altri aspetti, da persona saggia, non poteva immaginare un’espansione planetaria ininterrotta, quindi previde momenti d’arresto, elaborando il fondamentale concetto di “hudna”, la tregua.

Vera e propria “dar al huna”, la provvisoria per definizione casa della tregua.

Tra i Fedeli e gli infedeli, se momentaneamente ai primi dice male, è opportuno, innanzitutto a loro medesima protezione, che si instauri la “hudna”.

Verrà sempre il momento buono per dissotterrare l’ascia (pardon, il kalashnìkov) di guerra.

Ora che i  “musulmani moderati” s’apprestano a manifestare in piazza al grido “non in nostro nome” (= i fondamentalisti combattenti non ci rappresentano, non rappresentano l’Islàm) e che politici ed opinionisti e preti  si abbandoneranno come un sol uomo a blaterare che l’Islàm moderato si è rivelato e che i musulmani sono “buoni” (e come no, chissà quanti ne esistono di “buoni”), rammentiamo al nostro popolo tale illuminante concetto di “hudna”.

Auguri.

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