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In morte di Mario Cervi

Commenti (2) Coccodrilli

Non cancellero’ dalla rubrica il tuo indirizzo mail carissimo Mario.

Quell’indirizzo al quale, quotidianamente scrivevo e ancora ieri ho scritto.

Non cancellero’ il tuo numero telefonico dal cellulare.

Non potro’ mai cancellare dalla memoria i nostri infiniti incontri, il tuo sapere, la tua disponibilita’, il tuo forte spirito, il tuo affetto.

Il giorno del tuo novantaquattresimo compleanno ti ho chiesto come andasse la vita e ben ricordo il magnifico “Mica male!” ricevuto in risposta.

Tornero’ lungamente a parlare di te, del mio antico, fraterno direttore.

Sappi, caro Mario, che ti invidio anche la morte.

Una ‘morte in piedi’, comme il faut, visto che hai lavorato lucidissimamente fino all’ultimo minuto.

Ci vediamo nell’altra vita, fratello mio!!!

varese - cavour il grande tessitore dibattito al ex cinema rivoli nella foto - mario cervi il giornale e mauro della porta raffo

Mario Cervi e Mauro della Porta Raffo

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2 Responses to In morte di Mario Cervi

  1. Antonio Cosentino ha detto:

    Ho appreso la notizia del decesso di Mario Cervi, avvenuto alle 8,30 del 17 novembre, da un’edizione del Telegiornale Rai andata in onda lo stesso giorno. Ero seduto e mi sono alzato per rendergli omaggio.
    Lo incontravo spesso al “Giornale” da quando il quotidiano era stato fondato (25 giugno 1974) e a volte si fermava per chiedermi “come va”, dandomi la sensazione di leggere anche i miei contributi. Si è scritto infatti che divorava i quotidiani dalla prima all’ultima pagina.
    Credo di essere entrato nelle sue simpatie scoprendo che ero tra quelli (cinque in tutto, tra cui Alfio Caruso e Cesare Zappulli) che sottoponevano a Indro Montanelli le proposte per la rubrica di prima pagina “Controcorrente”.
    Di Cervi ricordo il sorriso, la signorilità, il coraggio delle idee. Lo notai una sera, erano passate le dieci, mentre – uscito dalla sede del Giornale in via Negri – aspettava la metropolitana alla stazione di piazza Cordusio, in quel momento deserta.
    Non era ancora passata la tensione creata dalle Brigate rosse cui Cervi, per la sua collocazione ideologica, non doveva essere simpatico. Mi domandai allora come mai non chiedeva di essere accompagnato da uno degli autisti dell’azienda. In quel periodo a Montanelli era stata assegnata anche la guardia del corpo.
    Certo, a Cervi il coraggio non mancava essendo stato ufficiale di fanteria in Grecia dove, dopo l’8 settembre del 1943, fu anche fatto prigioniero dai tedeschi.
    Mi piace anche ricordare che, da ragazzo, leggevo i suoi “fondi” che cercavo, assieme a quelli di Montanelli, sul “Corriere della Sera”: un giornalista, oltre che uno storico, a tutto tondo.
    Nato a Crema il 25 marzo 1921, fu iscritto nell’albo dei giornalisti professionisti il 19 novembre 1946 dopo essere entrato come cronista al Corriere della Sera. Laureato in Giurisprudenza, si è occupato di cronaca giudiziaria e fu inviato speciale all’estero. Su proposta di Vittorio Feltri, accettò la direzione del “Giornale” alla fine del 1997. A quella data io avevo già lasciato il quotidiano firmando un contratto di collaborazione esterno a tempo indeterminato. Aver avuto come direttore anche Mario Cervi, dopo Montanelli e Feltri, sarebbe stato aver collezionato un altro fiore all’occhiello.

  2. antonio zanoletti ha detto:

    Gentile Mauro, è commovente leggere il suo pezzo dedicato a Mario Cervi.
    Il “grande” Mario Cervi, onesto come pochi con la capacità di essere chiaro sempre nelle cose che scriveva.
    Come lo è lei caro Mauro.
    Il sentimento di amicizia che traspare nel suo scritto fa davvero commuovere.
    Anch’io non riesco a cancellare dalla mia rubrica e dal computer gli amici che se ne sono andati, è anche questo un modo di avere e sentire la loro presenza. Mi capita a volte di fare alcuni numeri di telefono con la speranza di sentire ancora la loro voce, pur sapendo che è pura illusione, ma tant’è, il sentimento di amicizia quando c’è ed è vero, sfocia in una dimensione che va oltre i nostri sensi…

    Grazie per il suo giornale e per come lo conduce. Sono in tournée con Enrico IV e a volte lo leggo in ritardo, ma lo leggo e lo apprezzo.
    antonio zanoletti

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