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Dopo Parigi: Paura

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di Enzo Tosi

E’ chiaro che gli attacchi terroristici islamici a luoghi di ritrovo o culto, mezzi di trasporto, punti simbolici come redazioni e simili, sono negli intenti degli autori parte integrante della guerra asimmetrica ingaggiata, perpetuando i dettami del Profeta, dall’islàm integralista conto il resto del mondo (il mondo non musulmano ed i medesimi musulmani – chiamiamoli così – moderati).

D’altra parte non hanno chance di sortire alcun effetto sostanziale sulla struttura degli Stati, contro cui gli attacchi terroristici medesimi vengono messi in atto.

L’unico aspetto, che può produrre effetti statisticamente rilevanti, è la “paura”.

Ebbene, proprio di tale sostantivo si riempiono la bocca, in coro unanime, i cronisti.

E con ciò rendono ai terroristi il servizio esattamente da loro auspicato.

Un’analisi di frequenza linguistica a ridosso degli eventi terroristici evidenzierebbe facilmente la rilevanza del ricorso al sostantivo “paura”.

Dopodiochè nulla accade, come nulla accadde dopo il più grande episodio di terrorismo di tutti tempi, l’abbattimento delle torri gemelle.

Gli Usa, salvo intensificazione dei controlli, continuarono e continuano a vivere come prima.

Dunque i terroristi islamici si augurano che il vocabolo “paura” venga distribuito a piene bocche.

Noi ci auguriamo che i cronisti blaterino quanto vogliono ma pongano un minimo di consapevole freno al ricorso a tale ripetitivo e banale sostantivo.

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