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(In)giustizia USA: i ‘broker carcerari’

Commenti (1) Varie ed eventuali

La giustizia penale USA fa decisamente pena!

Per difenderti, non devi avere solo un ottimo avvocato, devi anche affrontare l’accusa sul piano delle indagini che sono sempre a senso unico non avendo il procuratore altro interesse che la condanna purchessia (è sulla base della percentuale di condanne ottenute che sarà giudicato).

Un sacco di soldi, quindi, da spendere in investigatori, in periti e nella ricerca dei testimoni.

Se non li hai – in particolare in certi distretti giudiziari, New York in primo piano – ti sbattono dentro, magari ti condannano a morte (dipende dagli Stati) e buona notte.

Il tutto è per qualche verso comprensibile dato il livello subumano di larghissima parte dei cittadini, ma insomma!

(Incredibile, che ‘sopra’, a regolare per quanto possibile il traffico, si trovino le sentenze della Corte Suprema e le motivazioni espresse dai suoi componenti molto spesso di alto spessore giuridico).

Mille, ovviamente, le particolarità conoscendo le quali si comprende l’ingiustizia nella quale naviga la giustizia in America.

Si pensi, per fare un solo esempio, ai cosiddetti ‘broker carcerari’.

Avete presenti i momenti nei quali, nel corso di una vera e propria contrattazione, un accusato o un carcerato si offrono in cambio di uno sconto di pena di fornire notizie utili al perseguimento dell’autore (presunto o reale che sia) di un reato?

In non poche circostanze, l’informatore dimostra di conoscere a fondo il tema anche perchè parla di argomenti e prove non rese note dalla stampa o dagli avvocati.

Così narrando, rafforza la testimonianza.

Ecco come, spesso e con metodi a dir poco truffaldini, si arriva a questo dunque.

Le notizie come detto ‘particolari’ e non divulgabili contenute nei verbali vengono ‘vendute’ dai dattilografi (se non dagli stessi poliziotti) a detenuti che per la bisogna, in vista del loro successivo utilizzo, pagano profumatamente.

Il tutto, attraverso secondini compiacenti e prezzolati che vengono in gergo definiti ‘broker carcerari’.

E va ancora bene se attraverso questa sporca trafila si arriva comunque alla verità.

Malissimo quando, in cotal modo, l’accusa travolge un terzo malcapitato.

Miserie.

One Response to (In)giustizia USA: i ‘broker carcerari’

  1. emilio ha detto:

    Qualcosa del genere è avvenuto in Italia. Ma qui si trattano di casi particolari non sistematici. Ma sono avvenuti errori e casi di malagiustizia. Ricordo nel passato il caso Tortora accusato da un delinquente…

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