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Lo strapotere dei supermarket

Nessun commento Varie ed eventuali

di Giuseppe ‘Peppino’ Brianza

Caro Mauro,

per la verità ci sarebbe un grosso discorso da fare: molto grosso.

Qualche tempo fa’, in un librotto che scrissi su Vergobbio, ebbi a fare alcune considerazioni sulla sparizione (letterale) degli undici esercizi commerciali che negli anni ‘60 operavano in quel piccolo paesino di duecento cristiani (quattrocento in estate).

Mi venne di fare alcune considerazioni, peraltro non mie, non completamente favorevoli all’avvento dei ‘supermarkets’: ma, si sa, queste sono geremiadi del tempo che fu, forse alimentate dalla calda tristezza dei bei ricordi lontani.

Ma, già in quella sede, onde non complicare il capitolo dei racconti vergobbiesi, non avevo accennato al problema della economia/convenienza vista dalla parte dei consumatori: sulla quale apro un capitolo a parte.

Sarebbe un argomento semiterrificante, sotto tanti aspetti: ma lo riprenderò, prima o poi.

 

C’è, però, un aspetto che vorrei adesso mettere in luce: e sarei davvero lieto se tu, in qualche modo, potessi darmi una mano.

 

A più riprese si è visto in televisione un grande italiano: Carlo Petrini, detto Carlin, nato a Bra, in quel delle sincere Langhe.

E’ il fondatore di Slow Food.

E’ senza dubbio un personaggio di grande spessore: che ricopre, in fondo, due ruoli meritevoli: il primo è quello di riportare in auge una alimentazione che il ‘fast food’ tende a distruggere; il secondo è quello di cercare di dare più spazio ‘economico’ al contadino, che in questo momento è strangolato da una organizzazione ‘del cibo’ enormemente più potente di lui.

 

E’ questo secondo ruolo che mi ha indotto a riflettere.

Perché dobbiamo pagare il latte 1,42 €/l nel supermarket mentre il contadino che lo consegna alla stalla prende 0,36 €/l ?

IL rapporto è 1 al contadino

394 al supermarket.

Perché dobbiamo pagare la carne bovina ca. 18 €/kg mentre alla stalla viene pagata ca. 2 €/kg?

Anche qui il rapporto è 1 al produttore

9 al supermarket.

 

E avanti cantando.

Ora è ben chiaro che esiste la necessità di un ‘service’ particolare in termini di spezzatura del prodotto, in termini di stoccaggio, in termini di trasporto, in termini di compensi commerciali: però alla base – in ogni caso – di questa enorme ‘ricarica’ del costo alle famiglie ci sta un’altra ragione: in termini tecnici di ‘marketing’ si chiama ‘potere contrattuale’.

 

Torniamo ai tempi del negozietto del sciur Giovanni sotto casa.

Per quanto riguarda il latte addirittura c’era un rapporto diretto fra il Giovanni e qualche stalla che tutti i giorni procurava il latte fresco con dei bidoni di alluminio di onorata memoria: ma, superando quei ricordi ancestrali, la struttura del business alimentare constava in una serie molto grande di ‘grossisti’, che dovevano conquistarsi il mercato dei dettaglianti con una attenta e oculata attività commerciale: questi grossisti disponevano di ‘viaggiatori’, quasi tutti con una Topolino e compensati con una commissione sul venduto, che giravano di paese in paese cercando di rubarsi i clienti-negozianti l’un l’altro.

Questa annotazione ci dice che il dettagliante, per quanto piccolino, aveva un suo ‘potere contrattuale’; e il produttore all’origine aveva una dimensione tale da poter trattare con diversi ‘grossisti’ e, quindi, da poter difendere meglio il proprio lavoro.

 

Oggi tutto questo è saltato: ci sono sostanzialmente due ‘attori’ della pièce: i produttori (sparsi, frantumati, piccolini, incerti) e le catene dei supermarkets, che hanno inglobato la fase ‘grossista’ e la fase ‘dettagliante’.

Tanti piccoli bimbi contro catene giganti da multinazionale: non c’è partita: e non è un caso per il quale queste ‘catene’ continuano a proliferare: sono un business estremamente lucrativo: il rapporto dei poteri contrattuali è saltato in modo fragoroso: risultato?

I prezzi al dettaglio sono figli spesso e volentieri di ‘intese’, di ‘cartelli’; e l’effetto di compressione dei compensi ai produttori e altissimo, da strangolarli.

 

Addirittura accade che se la domanda al dettaglio diminuisce (cosa che da qualche anno da noi si verifica allegramente per il calo dei consumi), la catena ‘super’ comprime ancora di più i produttori sui campi e nelle stalle: l’equilibrio è fortemente alterato, compromesso.

Ne deriva un rischio di decadimento della qualità dei prodotti e un processo di riduzione delle nostre autonome capacità produttive: già oggi importiamo latte, carne, frutta,…

 

Il Carlin Petrini dice: consumatori, la palla è a vostre mani: accettate di pagare un po’ di più i prodotti, in modo che il contadino possa avere il suo giusto guadagno: la qualità dei prodotti migliorerà e mangerete meglio.

 

Secondo me è una esortazione profondamente sbagliata: occorre rivedere questi rapporti di forza fra produttori e distributori: e trovare una soluzione diversa nella distribuzione del profitto.

 

Qualche idea già c’è: ma è timida, silenziosa: non se ne parla.

Perché?

 

Giuseppe Brianza

19 giu 2015

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