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Mario D’Urso

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Cagliari, 26/27 ottobre 2002, al Ghetto, centro culturale comunale, coordino e dirigo il Convegno intitolato nientemeno che ‘Incontro tra cultura e finanza per la salvaguardia del patrimonio storico, artistico, ambientale e turistico italiano’.

Tra i presenti, Mario D’Urso il quale, vuole il caso, è anche ospite del mio stesso albergo.

Pranzi, cene, salotti passati assieme…

6 novembre 2012, da Bruno Vespa a ‘Porta a Porta’ per la notte elettorale USA.

Accanto a me, Mario D’Urso.

Lo saluto.

Mi guarda con qualche sospetto.

“Ci conosciamo?”, chiede.

“Ma sì”, replico. “A Cagliari, nell’ottobre del 2002”.

“Cagliari?”, e adesso corruga l’ampia fronte. “Non ci sono mai stato!”

Mario D'Urso

Mario D’Urso

Era così, l’appena scomparso ex senatore: un uomo di mondo che sembrava vivere fuori dal mondo, su una nuvola.

Un uomo che intervistato su un qualsiasi argomento, a proposito di un qualsiasi personaggio, partiva per la tangente, incurante di ogni parvenza di verità raccontando di magici incontri, di frasi memorabili scambiate, di lunghe e calorose amicizie…

Faticai a non mandarlo a quel paese allorquando, su RAI Tre, in una trasmissione penosissima dedicata al cinquantesimo anniversario dell’assassinio di John Kennedy, trasmissione che ci vedeva entrambi partecipi, invece di trattare il tema e la persona del presidente dal punto di vista storico, si inoltrò nella leggenda peraltro in cotal modo compiacendo la conduttrice la cui ignoranza mi spaventava.

Certo, per vivere come ha vissuto, direi in modo assai gradevole, avrà avuto virtù a me nascoste.

Molto ben nascoste.

Molto.

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