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A tu per tu con Philip Corso nel 1944 capo dei servizi segreti alleati in Italia

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di Antonio Cosentino

Non me l’aspettavo proprio, perché a San Marino, nell’aprile 1998, c’ero andato per tutt’altro servizio.

Ma quando mi si propose un’intervista esclusiva col tenente colonnello Philip Corso, in un angolo appartato del locale Grand Hotel, non mi feci certo pregare, registratore pronto all’uso.

Philip James Corso (Pittsburg, Pennsylvania, maggio 1915-Port St.Lucie, Florida, luglio 1998) dal 1953 al 1957 fece parte del National Security Control sotto l’Amministrazione Eisenhower ed ebbe poi un ruolo di primo piano nell’attività spionistica con la presidenza di John Kennedy.

A San Marino era stato invitato in occasione di un Simposio sugli Ufo per fornire la sua versione sull’incidente di Roswell, dove nel luglio del 1947 si sarebbe schiantato un aeromobile di provenienza sconosciuta.

Ma quel che più mi interessava dell’ufficiale, i cui genitori erano originari della Sicilia, era la sua presenza a Roma nel periodo bellico, dov’era arrivato il 4 giugno del 1944 con le truppe di liberazione quale responsabile dei servizi segreti alleati.

Un personaggio non gradito a tutti, tanto che l’allora Pci, con un articolo pubblicato sull’edizione dell’Unità del 30 aprile 1947, criticò l’ambasciata americana per aver consentito a uomini reazionari come il maggiore Corso di coprire posizioni di responsabilità all’interno di una divisione, la G-2, preposta a riunire i servizi strategici delle Forze armate Usa.

“Toccò a me – mi disse Corso – investigare sul massacro delle Fosse Ardeatine conseguente all’attentato di via Rasella.

Herbert Kappler (Stoccarda 1907-Soltau 1978, comandante delle Ss a Roma) lo presi in carico io dalla polizia italiana e lo tenni in prigione per circa tre mesi prima di trasferirlo in Germania.

Io avrei potuto o dovuto far fuori Kappler perché la rappresaglia non aveva giustificazione”.

Su Karl Hass (Kiel 1912-Castel Gandolfo 2004), l’ufficiale condannato all’ergastolo con Erich Priebke (Hennigsdorf 1913-Roma 2013) sempre per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, Corso aggiunse:

“Ho tenuto in prigione Hass per oltre quattro mesi, evase una volta ma lo ripresi.

Pistola alla mano entrai nella camera in cui si trovava dicendogli: questa volta ti ammazzo”.

“Avevo la responsabilità del plotone di esecuzione, ho arrestato circa 3500 persone – aggiunse l’alto ufficiale – e ho mandato i miei agenti a intercettare Benito Mussolini per evitare che cadesse nelle mani dei partigiani”.

Philip Corso, insignito poi della Croce di guerra da parte del Ministero della Difesa italiano, fu ricevuto in tre occasioni in udienza privata da Pio XII ed ebbe frequenti contatti con l’allora segretario di Stato della Santa Sede, monsignor Giovanbattista Montini (futuro Papa Paolo VI).

Anche con l’arcivescovo Montini mi incontrai a Milano in veste di giovanissimo cronista.

Ma si tratta di tutt’altra storia.

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