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Quando i bei gesti vengono puniti

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di Antonio Cosentino

Indro Montanelli sosteneva spesso che i bei gesti vengono sempre puniti e gli eventi gli davano costantemente ragione.

Ecco un esempio riportato alla mente dalla ricorrenza del settantesimo anniversario della Liberazione.

Dopo il 25 luglio del ’43 – con l’arresto del Duce su ordine del Re e la conseguente caduta del fascismo – anche nel Varesotto ci fu la caccia alle insegne littorie da abbattere.

Fu così che una sera a Saltrio, alla colonia “Mario Luraschi”, si presentò un gruppo di antifascisti armati del necessario per smantellare i simboli del passato regime (ma passato non del tutto, almeno nel Settentrione d’Italia, come si sarebbe poi visto).

A dirigere la colonia varesina era un impiegato della “Cassa nazionale malattie per gli addetti al commercio” (poi passata all’Inam), Guerrino Basaglia (1915-2008), il quale, per non allarmare i piccoli ospiti, si offrì di provvedere lui stesso il giorno dopo a far sparire le insegne. L’uomo era iscritto al P.N.F. (Partito nazionale fascista), conditio sine qua non per essere assunto (9 dicembre 1939) nell’ente statale.

Il 27 settembre del ’43 con l’avvento della Repubblica di Salò (il 12 settembre Mussolini era stato liberato dai tedeschi con un blitz a Campo Imperatore) anche a Varese fu istituito il Tribunale provinciale straordinario.  Guerrino Basaglia – era il 6 maggio del 1944 – fu quindi arrestato per aver smantellato i simboli del Fascismo e condannato a 5 anni di reclusione col condono di un terzo della pena.

Un mese e mezzo dopo – era il 19 giugno – il malcapitato riuscì a evadere dai Miogni, il carcere di Varese, e raggiungere miracolosamente la Svizzera.

Se avesse lasciato abbattere i fasci dagli antifascisti – pensò fra sé e sé col senno di poi – non avrebbe certo rischiato la pelle.