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Il Battista (4° parte)

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di Alfredo Tocchi

Il resto del pomeriggio trascorse tra riunioni con la responsabile dell’Ufficio Acquisti e quello del Risk Management, telefonate con l’ufficio di Roma e amare riflessioni sull’assurdità di dedicare un’intera vita a una sola banca per poi ritrovarsi disoccupato a cinquantanove anni.

Di nuovo in metropolitana, pressato tra gli stessi anonimi corpi di docili impiegati, svogliati dirigenti e tristi liberi professionisti (gli invidiosi studenti erano a godersi l’happy hour), restò incantato dall’aria assorta di una ragazza che – seduta sullo scomodo sedile di plastica come se fosse stata nel salotto di casa sua – leggeva un romanzo dal titolo Le onde del destino, di Margaret Mazzagatti.

Ah, l’eterno romanticismo delle donne!

Altri passeggeri – quelli che si erano conquistati spazio sufficiente – leggevano messaggi dai telefoni.

Alla mente analitica di Battista Sonzini non sfuggì l’occasione di formulare un nuovo quesito, in chiave ironica, naturalmente: se tutti a quest’ora sono in metropolitana e leggono sms, chi scrive quegli stessi sms?

Sono stati scritti prima e tenuti in serbo per essere letti dopo?

O c’è qualcuno che da casa fa apposta a rallegrare i viaggi dei suoi cari con sms all’ora di punta?

A casa, la moglie Carla lo aspettava come sempre per porgli la stessa domanda:

“Hai parlato con Lombardi?”

Da trent’anni – da quando suo suocero, il compianto Avvocato Alfonso Rombolotti, l’aveva raccomandato (fatto assumere?) alla banca – la moglie si attendeva che lui “facesse carriera”.

Per lei, era nel normale corso delle cose che un uomo tanto scrupoloso quanto suo marito diventasse prima o poi almeno vice direttore generale.

Responsabile dei servizi informatici era il minimo a cui un ingegnere potesse aspirare.

Insomma, Battista le sembrava un uomo senza ambizioni.

Pensava: “Una volta assunto grazie al suocero, ha fatto il suo lavoro con la diligenza del buon padre di famiglia, nulla di più” (nelle riflessioni più intime ricorreva al gergo forense di papà).

Non la sfiorava neppure il sospetto che suo marito si fosse sudato lo stipendio tutti i mesi, salendo nella gerarchia della banca grazie alla propria indubbia competenza.

No, quel vulnus iniziale (la raccomandazione) rendeva il marito “Un uomo senza ambizioni.”

Ora poi che i servizi informatici (qualunque cosa fossero) venivano eliminati, perché suo marito non poteva domandare a Lombardi un posto nel consiglio di amministrazione?

Tuttavia, quella sera la signora Carla notò subito che il marito era stanco e nervoso (ventinove anni di matrimonio non trascorrono invano) e, senza porre domande, aspettò che lui si lavasse le mani, gli porse il telecomando e gli servì una porzione abbondante di risotto giallo con la salsiccia.

Nonostante fosse il suo piatto preferito (e di gran lunga la cosa migliore che Carla – pessima cuoca – sapesse cucinare) Battista, senza togliere lo sguardo dai titoli del telegiornale, sussurrò appena:

“Poca salsiccia, per favore, oggi non ho digerito.”

L’occasione era troppo ghiotta:

“Hai parlato con Lombardi?”

Lui sbuffò, fece una smorfia e mise in bocca una forchettata di risotto.

Per cambiare discorso, le domandò:

“Alfonso dov’è?”

“A casa di Marta.

Devono discutere gli ultimi dettagli del matrimonio.”

Da più di un mese madre e figlio non parlavano d’altro.

Annuì e ascoltò in silenzio le solite notizie sui barconi dei migranti davanti alle coste della Libia, le riforme che avrebbero cambiato l’Italia, la polemica tra Daniela Santanchè e Alba Parietti.

“L’apocalisse si avvicina e noi ci preoccupiamo di cosa pensano queste due poverette.”