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Il Battista (3° parte)

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di Alfredo Tocchi

Hamburger e patatine gli restarono sullo stomaco.

Fino alle quattro, lesse svogliatamente le relazioni dei suoi collaboratori sulle modifiche imposte da Banca d’Italia ai servizi di banca depositaria.

Poi, finalmente, scese al terzo piano ai distributori automatici a bersi una Coca Cola.

Non aveva mai avuto una chiavetta: le rare volte che non ordinava dal bar, la domandava a Piera (e gliela ricaricava con tutta la moneta che aveva in tasca).

Scese proprio all’ora della pausa caffè del pomeriggio.

Vedendolo arrivare, cinque o sei ragazzi che discutevano di calcio abbassarono la voce e si scostarono per lasciarlo passare: era pur sempre un dirigente importante.

Presa la lattina, preferì tornare a berla nella sua stanza.

Lì alle macchinette si sentiva a disagio: più si è in alto nella scala gerarchica, meno amici si hanno – almeno sul lavoro.

Nei suoi primi anni alla banca aveva avuto alcuni amici.

Ora, l’unico che fosse rimasto era Gino Lombardi, l’amministratore delegato.

Molte volte si era chiesto come Lombardi avesse fatto a salire così in alto, senza trovare una risposta.

Forse le buone relazioni con la politica, o la capacità di non schierarsi mai apertamente contro qualcuno ma di trovare ugualmente il modo di eliminare i rivali.

Sì, forse il segreto era quello: la capacità di individuare i nemici e di farli fuori senza pietà.

Chiunque si fosse opposto alla sua visione della banca, non aveva avuto scampo.

Nessuna dialettica interna, nessuna scelta di compromesso.

I risultati, tutto sommato, gli avevano dato ragione: la banca andava abbastanza bene.

Lombardi era una specie di dittatore illuminato, molto meglio del caotico avvicendamento di mediocri dirigenti sponsorizzati da fondazioni bancarie, partiti politici, Opus Dei o oscuri faccendieri che aveva sperperato in pochi decenni i patrimoni di banche con cinquecento anni di storia.

Queste considerazioni gli ispirarono il sospetto che la democrazia non fosse un valore in sé: contano i risultati.

Leggermente disgustato di scoprirsi tanto politicamente scorretto, si sforzò d’immaginare un mondo futuro in cui fanatici divenuti maggioranza – protetti dal sacro rispetto che incutono in Occidente le parole suffragio universale e democrazia – avrebbero imposto la poligamia, la pratica dell’infibulazione, i matrimoni combinati con spose bambine, il divieto di professare fedi religiose diverse dalla loro fede, l’integrazione forzata delle minoranze, politiche salariali basate sull’appartenenza razziale, una spietata censura, la distruzione di ogni forma d’arte in contrasto con la loro fede, la macellazione rituale, il divieto di mangiare carne di maiale e di bere alcolici.

Oppresso da simili riflessioni, maledisse gli americani, gli europei, McDonald’s, Banca d’Italia e i dirigenti del Monte dei Paschi (i talebani del sistema bancario):

“Il mondo è maledettamente complicato e l’uomo non è più all’altezza di governarlo.

Il giorno dell’apocalisse si avvicina.”