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Il Battista (2° parte)

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di Alfredo Tocchi

Alle nove in punto Battista Sonzini era già seduto alla scrivania.

Aveva soltanto un’ora di tempo per dettare a Piera, la sua segretaria, la relazione sui contratti informatici richiesta dagli avvocati dell’Emiro.

Piera era una brava stenografa, cosa rara e, cosa ancor più rara, sempre gentile e disponibile.

Le copie dei contratti erano già nel raccoglitore in ordine di firma.

Bastava rispondere ad alcune semplici domande: nome della controparte, oggetto, valore, data di scadenza, clausole limitative di responsabilità, eventuale diritto di recesso.

“Piera, cosa ne pensa della vendita della banca?

Voglio dire, è preoccupata?”

Lei alzò gli occhi, sorpresa dalla domanda, così personale.

“No, credo che per me non cambi nulla.”

Lui annuì, come per tranquillizzarla.

Chi non sa, non si preoccupa.

Il problema è la conoscenza, la consapevolezza del pericolo imminente.

I servizi informatici verranno affidati in outsourcing a un’altra società dell’Emiro, ci saranno più di duecento licenziamenti.

Lui sa che verrà incentivato all’esodo, eufemismo per esprimere il concetto che a cinquantanove anni si troverà senza un lavoro.

Non può farci nulla, il destino non è nelle sue mani.

Se non può neppure incidere sul proprio futuro, perché crede di essere in grado di offrire soluzioni all’umanità?

Riprese a dettare e un attimo prima delle dieci attraversava la sala riunioni – con in mano dieci copie della sua relazione – per sedersi in un angolo, lontano dagli avvocati, tra il responsabile della compliance e quello del personale.

La riunione durò più di due ore.

Tutti – eccetto Battista – uscirono soddisfatti, scambiandosi strette di mano e sorrisi.

“Certo, per loro è facile.

Tutto proseguirà come prima.

Con un po’ di fortuna, invecchieranno qui in banca e si godranno serenamente la pensione.

Arabi o valtellinesi, in fondo, cosa cambia?”

Di nuovo alla scrivania, lesse in fretta le mail della mattina.

Le solite seccature, i problemi per risolvere i quali veniva pagato.

Davvero pensava di potersi dedicare al problema più grande, alla sfida finale dell’umanità?

Chiamò Piera e le disse di non ordinare al bar il solito panino, sarebbe sceso lui stesso a prenderselo.

Lei l’osservò attentamente: sapeva quanto lui odiasse il bar affollato, la coda alla cassa.

Timidamente, trovò il coraggio di sussurrare un va bene e tornò a lavorare.

All’una in punto, Battista scese al bar.

Arrivato davanti alla vetrina, vide la confusione, le facce dei suoi colleghi pressati davanti al banco e perse la voglia di entrare.

“Farò quattro passi, in fondo non ho fame” pensò e traversò la strada trovandosi proprio davanti a McDonald’s.

In tutta la sua vita aveva mangiato una sola volta da McDonald’s, sull’autostrada, spinto da suo figlio.

Diede un’occhiata all’interno, per pura curiosità, e si accorse dell’eterogenea umanità in attesa davanti alle casse.

A Berlino, Londra o Parigi avrebbe osservato identici volti: un miscuglio di razze in attesa di un pasto caldo a buon mercato.

“E’ il nuovo che avanza” si disse e gli venne voglia di far parte, per una volta, di questo straordinario progresso.

Sorrise a un bambino dai tratti orientali, che si voltò spaventato verso la madre, poi si perse ad osservare una ragazza di colore, la cui bellezza – unita alla consapevolezza dei suoi cinquantanove anni – lo rese malinconico: il mondo andava salvato per offrire ad altri uomini l’amore di una bella donna.

In fondo, è così che la vita va avanti: un perfetto meccanismo naturale.

E la stessa bellezza che renderà felice un ragazzo, rende malinconico un vecchio (o un povero disgraziato come Giacomo Leopardi – ispirandogli poesie sublimi!).

Per la seconda volta in quella giornata, ripensò ai paradossi di Borges, secondo il quale la copula e gli specchi sono abominevoli perché moltiplicano l’umanità e associò la bellezza allo specchio: chi è giovane e bello, si specchia volentieri nella bellezza altrui.

Chi non lo è mai stato o non lo è più, ne soffre.

Come in un sogno, immaginò McDonald’s invaso da mille poveri mendicanti in cerca di un pasto caldo a buon mercato.

Com’è possibile rifiutare un hamburger a un affamato?

Com’è possibile offrire un hamburger a mille mendicanti?

La Terra è una soltanto, una piccola scialuppa nel mare dell’universo, l’unica scialuppa.

Basterà a dieci miliardi di persone?

A quale prezzo?

Siamo sull’arca di Noè e gettiamo specie animali per salvare la nostra: fino a quando?

Pagò, prese il vassoio e si sedette a un posto libero sul dehors, accanto a due nordafricani.

Occorre amare immensamente l’umanità per cercare di salvarla, sacrificando se stessi.

Senza sacrificio, non c’è salvezza: è evidente fin dai tempi di Cristo.

Sì, occorreva sacrificarsi: non vietando la copula (per carità!) ma vietando, per un periodo sufficientemente lungo, di fare figli.

Qualche decennio senza bambini, poi via di nuovo come prima, verso un futuro radioso.

Semplice e indolore: niente sterminio di milioni di persone, ma un riequilibrio naturale della popolazione in base alle risorse disponibili.

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