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Varese declina e Como rifulge

Commenti (2) Varie ed eventuali

Poco meno di trent’anni fa e per qualche tempo, per lavoro, frequentai assiduamente Como e i comaschi.

Scoprendomi varesino, molte signore del posto, d’impeto, esclamavano: “Fortunata sua moglie che vive a Varese: con tutti quei magnifici negozi!. Molto meglio Varese da questo punto di vista!”

E mi toccava dargli ragione.

Beh, oggi, tutto il contrario: il commercio varesino è praticamente morto e i negozi chiusi sono centinaia, nel mentre Como vive un periodo ancora decisamente buono e basta un giro per il centro per constatarlo.

Le signore per le quali, all’epoca del mio travaglio comasco, l’erba di Varese era più verde di quella comasca, non possono che pensarla assolutamente in modo opposto!

2 Responses to Varese declina e Como rifulge

  1. Carlo Cavalli ha detto:

    Verissimo.
    L’erba di Varese era verde, molto più verde, di quella comasca.
    Ma anche il tappeto del nostro bigliardo era più verde, molto più verde.
    Ogni tanto capitava, attorno ai mie vent’anni, di affrontare la stordente trasferta verso Como, dove viveva , grasso e tutto da spennare, un “pollo” lacustre e forse anche illustre.
    E là non riuscivo a ritrovare mai l’irripetibile atmosfera della sala bigliardo della mia Città Giardino , dove le palle d’avorio espandevano una eco secca ma dal retrodecibel fruttato e il gessetto, sulla punta della stecca, non strideva intonando la ballata del paralume verde.
    Il cono di luce, sul Lungolario, accennava a sbavare verso il parametro marmoreo del Broletto e quando arrivava il professore delle tre sponde , bauscia maestro comacino, cominciavo ad innervosirmi sul pallottoliere .
    Mi vendicavo subito con un filotto rapido e sicuro, un colpo di frusta sulle chiappe di chi tesseva l’apologia di Cadenabbia, Menaggio, Tremezzo e Bellagio.
    E dal ramo del lago me ne tornavo ai miei Portici , pensando che non c’era partita.
    A ben rifletterci, il dominio di Varese era totale, quasi mezzo secolo fa.
    Ai quattro angoli di ogni bigliardo le sigarette spandevano una nebbiolina azzurra, quasi da masticare , prima di colpire con il calcio sotto.
    Neanche da paragonare a quella del ramo, una nebbiolina giallognola dalle venuzze violacee con crampi grigiastri.
    Comaschi scarsetti che inciampavano anche a ramino.
    Affogando nel pokerino , dove imbarcavano tostoni da imbarcadero, prima di salire sul battello già pieno d’acqua.
    Oggi ,ahimè, è il tempo dei ripiegamenti , delle smobilitazioni e delle sconfitte.
    Come sostiene il mio saggio vicino di casa, siamo sulla strada sbagliata.
    Il nostro destino è ” Fa la fin di aguni”.
    Fare la fine degli agoni, quando i pesci vengono infilati, ancora guizzanti, fitti e pigiati , costretti ad una malasorte lenta e dolorosa.

  2. Giorgio ha detto:

    Le merci ora in vendita in luoghi ridotti di numero e maggiorati nella metratura espositiva, non hanno nessuna attrattiva ,quando ubriacato dal troppo guardare e stanco dal camminare tra troppe persone a volte maleducate e rozze,urtare e non scusarsi è di regola,certe condutrici di carrozzine porta infante pare portino un tosaerba impazzito,andrebbero precedute dall’apripista.
    Di fatto risalgo in auto e mi accorgo d’aver acqustato l’indipensabile,non per taccagneria,ma per mancato desiderio….provare con il viagra ?

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