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Quella volta che intervistai il pilota personale di Mussolini

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di Antonio Cosentino

La ricorrenza del 25 aprile, 70.mo anniversario della Liberazione, mi riporta alla mente un’intervista concessami dal tenente colonnello dell’Aeronautica Virgilio Pallottelli, che fu al seguito di Benito Mussolini quando il Duce tentò di raggiungere la Svizzera per consegnarsi in mani alleate e fu bloccato a Dongo.

Pallottelli, che era nell’elenco dei fucilandi, fu risparmiato essendo un militare.

Il servizio fu pubblicato sulla “Domenica del Corriere” nel numero dell’8 dicembre 1984 e firmato con un mio pseudonimo.

Nell’occasione Virgilio Pallottelli mi affidò il suo memoriale per metterlo a disposizione degli editori eventualmente interessati a pubblicarlo.

Nell’aprile dell’anno dopo, in occasione dello sceneggiato televisivo Rai “Io e il Duce”, gli storici si occuparono del personaggio dopo che ebbi affidato all’Ansa un comunicato sull’argomento e che spinse diversi giornali, tra cui  il “Corriere della Sera” e la “Stampa”, a mandare i propri inviati a Sanremo, dove Pallottelli era ricoverato dal 1983 presso la casa di riposo “Villa Serena” (nato a Parigi l’11 agosto del 1917,  morì a Sanremo nel luglio del 1986).

“Storia illustrata”, alla cui direzione si era appena insediato lo storico Giordano Bruno Guerri, chiese invece, e ottenne, di pubblicare ampi stralci delle memorie che l’ex militare aveva fissato nel dattiloscritto di 337 pagine che Pallottelli mi aveva affidato.

Le memorie pubblicate (luglio 1985) furono poi discusse e in parte contestate da altri specialisti su alcune testate.

I quali, per metterle in discussione, esibirono documenti che comunque provavano la presenza di Pallottelli al seguito del Duce in quel di Dongo, il suo arresto, la sua condanna a morte (poi depennata dal colonnello “Valerio” che riconobbe il suo status di militare), la sua presenza al processo di Verona tra gli imputati, la sua prigionia presso il carcere di S.Vittore a Milano.

E, tra il gossip, il sospetto fondato che Pallottelli fosse anche figlio illegittimo di Mussolini, il quale avrebbe avuto una lunga love story con la madre di lui, Alicia de Fonseca, strenua divulgatrice del verbo fascista in Inghilterra e in America.

E, in effetti, tra il serio e il faceto, Virgilio Pallottelli aveva confermato anche a me come quella voce corresse insistente e che non smentì, quasi ad esserne gratificato.

La storia personale di Pallottelli, così come l’ha raccontata nel suo diario, è quella di un personaggio, se vogliamo, da fumetto.

Durante una missione bellica in terra d’Africa – ricordò per esempio – il suo aereo fu abbattuto, ma lui riuscì a salvarsi in mare.

Fatto prigioniero dagli Alleati, fuggì e raggiunse il Duce a Gargnano, Repubblica di Salò.

Qui Mussolini lo destinò a Desenzano quale ufficiale pilota incaricandolo anche di predisporre a Linate due aerei sempre pronti a decollare.

La storia prende invece un altro verso la sera del 25 aprile del ’45, un mercoledì, quando Mussolini decide di raggiungere la Svizzera per consegnarsi in mani alleate.

Il giorno dopo Pallottelli lo raggiunge a Como.

Il 27 l’autocolonna composta da una dozzina di vetture e dall’autoblindo di Pavolini e diretta a Chiavenna, viene bloccata dai partigiani a Musso, Mussolini viene riconosciuto e bloccato col suo seguito.

Virgilio Pallottelli

Virgilio Pallottelli

Tra i 62 arrestati figura dunque anche Pallottelli, il cui nome compare su un elenco battuto a macchina su carta intestata del Comune di Dongo.

Secondo quanto racconta nelle sue memorie, il pilota si sarebbe ritrovato nella lista dei condannati alla pena capitale e risparmiato poi dal colonnello “Valerio”, appurato che si trattava di un militare.

Nelle orecchie di Pallottelli risuonavano ancora le raffiche di mitra che il 28 aprile raggiunsero, in riva al lago, i gerarchi assieme al fratello della Petacci, Marcello.

A Giulino di Mezzegra, invece, il tragico epilogo di Mussolini e di Claretta.

Pallottelli venne quindi trasferito nelle carceri di Como, da dove cercò invano di evadere, e poi a Milano, a S.Vittore, da dove uscì nel novembre del 1946.

Cercò quindi fortuna in Egitto, dove gli fu proposto di diventare pilota di Nasser: rifiutò dicendo che un dittatore gli era bastato.

Negli anni ’60 è in Canada come cinefotoreporter: e in tale veste viene paracadutato a Cuba per girare un servizio.

Trasmesso il quale, viene arrestato dai castristi rischiando di nuovo la fucilazione.

Da Montreal raggiunge New York, poi Roma e infine Milano, dove apre un’agenzia fotografica in via Meravigli.

Tra le dive riprese, Sofia Loren.

Nel memoriale Pallottelli riferisce anche che il Duce era un bravo pilota ma che gli atterraggi doveva farli lui.

In effetti, come risulta da altra documentazione custodita a Sesto Calende, già nel 1921 Benito Mussolini si stava preparando per ottenere il brevetto di pilota.

Destino vuole che (mio servizio sulla “Prealpina” del 4 novembre 2003) nel novembre di quell’anno riportò contusioni e ferite al volto compiendo un atterraggio di fortuna ad Arcore.