mdpr1@libero.it

‘Mia madre’ di Nanni Moretti visto da Vittorio Salerno

Commenti disabilitati su ‘Mia madre’ di Nanni Moretti visto da Vittorio Salerno Cinema

C’è a chi piace e a chi no, il pluripremiato e universalmente conosciuto Nanni Moretti.

Io appartengo alla seconda categoria, anche perché non ho simpatia per quelli che viaggiano su ‘carrozzoni’ ben collaudati, io che non ho avuto a disposizione neanche una bicicletta.

Mi è piaciuto ‘abbastanza’ La stanza del figlio e anche quest’ultimo film, Mia madre, ma con riserva.

Probabilmente autobiografico, nel film si raccontano le ultime giornate di vita di un’ anziana insegnante di lettere, (come lo era la madre di Moretti), visitata quotidianamente dai suoi figlioli: un professionista in aspettativa, (Moretti stesso), e una giovane regista ‘di grido’, Margherita Buy, l’indimenticabile compagna nevrotica di Verdone nello splendido Maledetto il giorno che ti ho incontrato.

La regista sta girando un film ‘impegnato’, con fabbriche in difficoltà, operai che presidiano i ‘loro’ macchinari,  e un imprenditore  americano strampalato che tenta di acquistare una fabbrica in una girandola di gag comiche, perché l’attore che l’interpreta si dimentica le battute mandando in bestia la regista.

Poi silenzi, riflessioni, la disperazione controllata a fatica che tenta di contrastare l’ineluttabilità del fato.

Non si capisce se il sessantaduenne regista Moretti ci vuole divertire o far piangere.

Io ho riso parecchio e non mi sono mai commosso veramente.

Un film a mio avviso ‘squilibrato’, interpretato da un’attrice che a me è sembrata un po’ fuori ruolo (al posto della deliziosa pluripremiata cinquantenne Margherita Buy, avrei visto meglio una donna più grintosa, tipo Laura Morante o Stefania Rocca), ma un Nanni Moretti perfetto come attore, senza più quella voce afona che aveva da giovane e che mi dava un po’ sui nervi.

Comunque un film da vedere.

E speriamo vada bene a Cannes, dove La stanza del figlio vinse la Palma d’oro nel 2001, e dove è in concorso assieme al film di Garrone e a quello di Sorrentino: tre registi italiani di tutto rispetto.

Vittorio Salerno