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Italia culla del diritto (e del rovescio)

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di Massimo Donelli (da Tv Svizzera .it)

Dopo aver chiesto scusa a Raffaele Sollecito e Amanda Knox, dovremo chiedere scusa anche a Massimo Bossetti?

E qualcuno sa spiegare, senza farcela troppo lunga con il latinorum, evitando inganni e cavilli alla Azzeccagarbugli, perché, essendo entrambi accusati di omicidio, Bossetti, mai processato, è in carcere dal giugno 2014 e Alberto Stasi, pluriprocessato, è a spasso?

Ancora una domanda, scusate: se Rudy Guede sta scontando 16 anni per aver ucciso Meredith Kercher in concorso con altri, chi sono questi altri? Esistono? E se non esistono è sbagliata la sentenza su Guede?

Benvenuti in Italia, la culla del diritto e del rovescio, fresca fresca di meritatissimo sputtanamento mediatico transoceanico negli Stati Uniti (la patria di Amanda, ingiustamente incarcerata per oltre quattro anni) e nel Regno Unito (la patria di Meredith, vittima senza giustizia).

L’Italia, il paese dove il tritacarne giudiziario inghiotte ogni anni un numero misterioso di innocenti. Sì, misterioso, perché è impossibile sapere quanti cittadini finiscono in manette per sbaglio, stanno in galera per sbaglio, sono rovinati per sbaglio (inaccettabile, ma è proprio così).

Come dite?

Siete colpevolisti su Bossetti e Stasi?

Vi è rimasto il dubbio su Raffaele e Amanda?

Ok, fate pure.

Ma su Massimo Rossetti non vi è concesso spazio d’opinione. Perché il suo caso è maledettamente chiaro e con le chiacchiere stiamo a zero, come dicono a Roma.

Chi è Rossetti?

Un ex dirigente di Fastweb. Cinque anni dopo aver lasciato l’azienda, fu arrestato brutalmente all’alba, davanti a moglie e figli, e buttato in una cella, giacché emergeva dalle indagini una “strage della legalità”, come disse il dottor Pietro Grasso, allora in toga (era procuratore nazionale antimafia), oggi in voga (è presidente del Senato) e, fin qui, incapace di alzare il telefono per dire cinque semplici parole: “Le chiedo scusa, dottor Rossetti”.

Accusato di frode fiscale, impossibilitato, comunque, a inquinare le prove giacché aveva lasciato Fastweb nel 1995, Rossetti si è fatto un tour tra San Vittore e Rebibbia che, inclusi gli otto mesi di arresti domiciliari, è durato due anni e mezzo: dal 23 febbraio 2010, giorno dell’arresto, al 17 ottobre 2013, giorno della sentenza di primo grado: assolto.

Poiché è un uomo perbene, contro il parere di tutti, in primis dei legali, che lo volevano docile docile in attesa del processo d’appello, Rossetti ha deciso di raccontare la storia con un libro bellissimo e tremendo: Io non avevo l‘avvocato (Mondadori, pagine 168, euro 18).

Non vi va di leggere un libro intero?

Ok, allora leggetevi questa bellissima intervista che gli ha fatto Vittorio Zincone su Sette: sarà più che sufficiente. Poi, magari, già che ci siete, riflettete sulla storia processuale e sui numeri di Raffaele e Amanda: 8 anni di processi, 5 giudizi, 2 sentenze opposte delle corti d’Assise di Perugia e Firenze, 3 interventi della Cassazione, 2 film, 9 libri, quattro anni di galera e milioni di parole infamanti scritte e declamate nei “salotti” televisivi da centinaia di scribacchini che non dubitano mai – mai – di quanto narrano i loro interessati spifferatori in toga.

Già, perché un giorno bisognerà pur discutere seriamente di tutti gli Schettino che anziché il timone di una nave maneggiano la bilancia della giustizia. Eccome se bisognerà discuterne!

Ma, altrettanto seriamente, bisognerà chiedere il conto ai giornalisti che credono sempre alla voce dell’accusa e mai a quella della difesa. Salvo stupirsi, poi, quando arriva una sentenza di assoluzione.

Sarebbe bellissimo, per esempio, impacchettare gli uni e gli altri, magistrati e cronisti, e spedirli ai servizi sociali ogni volta che sputtanano un povero innocente.

Durata della pena?

Biblicamente, la stessa sopportata dall’incolpevole.

Così, all’inchiesta successiva, prima di mettere sul rogo mediatico un uomo perbene, ci penseranno.

Oh se ci penseranno…