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Il profondo “imprinting” della Germania

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Karl Haushofer e il manifesto dei 93

di Giuseppe Brianza

Quanto segue in questo capitolo è di fondamentale importanza per capire il ‘passato’, il ‘presente’ e, senza alcun dubbio, anche il futuro dell’atteggiamento profondo e ferreo della Germania per ciò che riguarda il suo ‘cammino politico’, i suoi orientamenti vitali.

Si tratta di due realtà storiche di grandissimo impatto la cui ‘presa’ sulle decisioni profonde del popolo tedesco in relazione alla definizione del suo ‘destino’ sia in termini di ‘obiettivi’ che in termini di ‘modi per raggiungerli’ è stata, è e sarà ancora per molto tempo fondamentale.

KARL HAUSHOFER.

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Karl Haushofer (1869-1946), Ufficiale dell’Esercito Tedesco, dopo la Prima Guerra Mondiale fondo’ la Scuola di Geopolitica di Monaco di Baviera.

Nel 1908 venne inviato a Tokyo per studiare l’esercito del Giappone e per consigliarlo come istruttore dell’artiglieria. Questo ruolo cambiò il corso della sua vita e fu l’inizio del suo amore per l’Oriente.

Durante i quattro anni successivi viaggiò per l’Estremo Oriente, aggiungendo il coreano, il giapponese e il mandarino al suo repertorio di lingue: russo, inglese e francese. Fu diplomatico militare in Giappone dal 1909 al 1910. Durante le sue molteplici visite, conobbe numerosi politici e aprì i canali per una diplomazia informale che in seguito portò i suoi frutti.

Il 19 novembre 1909 fu presentato all’imperatore Mutsushito ed alla sua sposa, Haruko. Haushofer, anche dopo il suo soggiorno in Estremo Oriente, fu sempre vicino alle posizioni politiche giapponesi; comprendeva, infatti, l’importanza degli obiettivi della politica estera nipponica che si basavano da una parte sull’importanza del controllo della Manciuria, poiché il Giappone, privo di estese aree agricole, aveva la necessità di acquisire terre coltivabili, e dall’altra sul controllo delle coste cinesi in modo da controllare il commercio del petrolio, materia prima essenziale per lo sviluppo dell’industria nipponica].

Karl Haushofer fu un allievo devoto di Arthur Schopenhauer e durante il suo soggiorno nell’Estremo Oriente fu introdotto agli insegnamenti esoterici orientali. Divenne competente tanto da tradurre parecchi testi indù e buddisti e si trasformò in un’autorità nel misticismo orientale.

Haushofer studiò la filosofia orientale e le ideologie politiche di quei Paesi, tra i quali India, Tibet e Giappone. In particolare l’aveva interessato una tribù ariana da lungo estinta, che era vissuta nella zona indio-iraniana. Haushofer trasferì questo suo interesse per le ideologie giapponesi ad altri capi nazisti, tra i quali Heinrich Himmler, il quale potrebbe aver tenuto presente l’idea dei Samurai giapponesi all’atto della creazione delle SS.

Nel rientrare in Germania, Haushofer percorse la Transiberiana, potendo così rendersi conto degl’immensi spazi eurasiatici.

L’interesse per la Geopolitica, in Haushofer, maturo’ durante il suo servizio in Giappone (1908 – 1910).

La Geopolitica, per il Docente Universitario tedesco, era caratterizzata da un rigore e un valore assolutamente scientifici.

Klaus Haushofer fu, senza dubbio alcuno, una delle figure di indirizzo (‘maître-à-penser’) più presenti ed efficaci nell’intera storia della Germania sua contemporanea.

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Il Pensiero Politico di Haushofer e’ caratterizzato dalla teoria sul “Potere Continentale“: l’area geografica compresa tra il Mar Baltico e il Mar Nero, costituisce il “Cuore della Terra” (Landeshertz). Ovvero un’area importantissima per contrapporre le “Potenze Continentali” (come la Germania) a quelle “Marittime” (come la Gran Bretagna, la Francia, gli USA, …).

Haushofer teorizza, per il popolo tedesco, uno spazio vitale d’espansione (Lebensraum), caldeggiando l’unione di tutte le genti germaniche, all’interno di tale spazio, per difenderne gli interessi e la cultura (Deutschtum – germanità).

Haushofer (scontrandosi con i Nazisti, che in un primo momento lo avevano spalleggiato) auspicava:

– che la Germania debellasse la Francia, si annettesse la MittelEuropa acquisendo le risorse minerarie e alimentari per espandersi verso Sud, nei territori che avevano fatto parte dell’Impero Ottomano: successivamente accedere alle ricchezze del Golfo Persico, unendo i popoli Islamici intorno al progetto tedesco, creando una minaccia alla Gran Bretagna e al suo Impero delle Indie.

Le teorie di Haushofer, ebbero di nuovo un’eco dopo la Guerra Fredda, nella costituzione delle nuove relazioni tra Mosca e Berlino, con la riscoperta di interessi nazionali tedeschi contrari a quelli del Sud Europa.

L’intensificazione dei rapporti tra Berlino e Mosca, riflette gli interessi energetici, tecnologici e commerciali tra le due potenze, con la Germania protesa ad acquisire dalla Russia i flussi d’energia per la propria industria, e la Russia protesa ad acquisire prodotti finiti d’alta tecnologia dalla Germania.

Nella visione dei burocrati e politici tedeschi, la Russia, inoltre, fungera’ da testa di ponte per la Germania, per la “conquista” dei mercati dell’Asia Centrale (in particolare la Cina).

(Da Wikipedia).

 

 

 Commenti.

 

            Uno sguardo al passato-presente.

Dall’emissione della visione geopolitica di Karl Haushofer è passato oltre un secolo.

Molte cose sono cambiate, molta acqua è passata sotto i ponti; ma sopravvivono due domande:

a-      era questa una ‘visione’ scorretta, profondamente sbagliata, stralunata?

b-      Come si porrebbe oggi quella visione, alla luce di quel che è successo in questo secolo?

 

Cerco di rispondere esprimendo quello che penso.

a-      Era questa una visione scorretta, profondamente sbagliata, stralunata?

A mio avviso assolutamente no: aggiungerei anche che se io fossi ‘tedesco’, con l’esperienza vissuta dai tedeschi in questi ultimi centoquarant’anni la penserei esattamente in quel modo.

Quando Haushofer formulò quella visione geo-politica le problematiche della Germania, all’interno di quella ‘spinta’ eccezionale della sua crescita economica erano tre: tutte e tre molto nette:

a1        il controllo delle materie prime

a2        il controllo delle risorse energetiche

a3        la disponibilità e il controllo del cibo.

Per quanto riguarda a1:         non che in Germania mancassero certe materie prime: come, ad esempio, i materiali ferriferi, che erano abbondanti sebbene abbastanza collocati in quelle aree soggette a contese continue con la Francia (vedi Alsazia-Lorena); ma nella crescita tecnologica da soli non esaurivano i problemi: perché sempre più importanti diventavano i materiali leganti (es: nichel, cromo, molibdeno,…) e i materiali necessari per l’industria chimica;

Per quanto riguarda a2:          se pensiamo al solo carbone la Germania non aveva problemi, salvo quelli delle vicinanze pericolose con gli odiati francesi; ma basterebbe pensare allo sviluppo del motore a scoppio perchè ci si dovessero porre importanti problemi di approvvigionamento di idrocarburi dai quali ricavare benzina e nafta: e la Germania ne era sostanzialmente priva: le risorse naturali più vicine, fra l’altro non esposte a eventuali controlli da parte della sempre temuta flotta inglese, erano quelle della Romania (Ploiesti, a sud vicina a Bucarest) e ancor più allettanti quelle del Caucaso, della Georgia, dell’Azerbaigian e, più ancora, dei giacimenti mesopotamici (odierni IRAQ, IRAN, ecc.).

Per quanto riguarda a3:          la Germania non ha una autonomia alimentare: deve ricorrere a importazioni. La cosa sarebbe abbastanza normale se non fosse per la presenza dell’Inghilterra sui mari: perché una parte rilevante del suo fabbisogno alimentare , importato via mare, potrebbe – e lo è stato abbondantemente dimostrato – essere intercettato dalla flotta inglese nei periodi di conflitto. Si aggiunga che i tedeschi sono estremamente sensibili a questo problema, molto più di quanto un europeo non-tedesco potrebbe immaginare. Nella prima guerra mondiale, infatti, quasi a sottolineare la giustezza della visione geo-politica di Haushofer, il blocco navale inglese causò una penuria incredibile di cibo in Germania tale per cui – nel solo comparto civile – questa ebbe l’incredibile cifra di 800.000 cittadini tedeschi ‘morti per fame’. In quattro anni.

Difficile percepire questo tipo di incubo se non si è tedeschi.

La cartina seguente indica con sufficiente chiarezza la ‘proiezione politica’ fondamentale per lo Stato Tedesco, sia esso KaiserReich, che Terzo Reich che BundesRepublik.

Hitler, nella sua dissennata strategia, perseguì comunque questa visione di Haushofer, salvo compiere errori tattici giganteschi: ma non a caso una porzione molto importante della sua potenza bellica si trovava a Stalingrado, nella zona delle anse del fiume Don, ben decisa a raggiungere le aree petrolifere del Mar Caspio e del Caucaso.

 

NO: non si trattava affatto di una ‘visione geo-politica’ stralunata: l’errore che i popoli non-tedeschi (europei e non europei) possono compiere oggi è quello di non voler accettare l’idea che queste esigenze politiche tedesche permangono ancora oggi.

 

Dobbiamo capire e riconoscere che si tratta semplicemente di ‘esigenze strutturali’, organiche alla vita dei tedeschi.

 

            Uno sguardo al presente-futuro

Oggi però, giunti a ripensare a questa visione in chiave attuale, occorre sviluppare un’altra considerazione di taglio geo-economico che ai tempi di Haushofer, fino agli anni ’80 del secolo scorso, non si poneva: e si tratta di una visione che ancor di più radicalizza la prospettiva geo-politica tedesca e il suo sostanziale contrasto con le prospettive geo-politiche del resto dell’Unione Europea.

Essa riguarda il mondo del ‘mercato’: la sede moderna più importante per la formazione della ricchezza.

 

 

Occorre fare una premessa.

Quello che noi – oggi – chiamiamo ‘mercato’ non ha più confini: tutto il mondo è sede di domande e di offerte di prodotti, di servizi, di know-how, di innovazione. A far sì che si sia concretata questa realtà in cui le lunghe distanze non sono più un ostacolo al verificarsi di commerci regolari moltissimo hanno contribuito sia lo sviluppo dei trasporti (in particolare aerei) sia il semplificarsi delle ‘comunicazioni’ (specie quelle audiovisive/internet).

Ma, e la cosa è molto meno nota, anche lo stesso concetto di ‘mercato’ è cambiato: perché fondamentalmente è cambiato il concetto di ‘prodotto’: anche se non è così facile da recepirsi da parte o di coloro che sono rimasti un po’ ‘all’antica’ o da parte di coloro che sono lontani da una interpretazione più raffinata (ma oggi assolutamente fondamentale) del concetto di prodotto, la realtà vera è la seguente:

il ‘prodotto’ si è modificato:

oggi per ‘prodotto’ si intende un aggregato inscindibile fatto di ‘prodotto fisico’, ‘prestazioni’, ‘service’; Il valore di un ‘prodotto’ moderno cambia a seconda dell’importanza delle due voci successive, ‘prestazioni’ e ‘ service’

il ‘mercato’ si è ‘stratificato’:

in tanti sottoaggregati: è insieme causa e conseguenza dell’evoluzione del ‘prodotto’: per semplicità ne evocheremo solo tre, tali però da far nascere un ‘mercato’ a macchie di leopardo, non separabili fra di loro se non attraverso una più raffinata disponibilità a parlare : ‘commodities’, ‘basso di gamma’, ‘alto di gamma’.

Si intende per mercato delle ‘commodities’ quel mondo di scambi di prodotti nei quali il ‘prodotto fisico’ è sostanzialmente un ‘eguale’ nel mondo: irrilevante la ‘prestazione’ (ogni ‘commoditiy’ dona le medesime prestazioni), irrilevante il ‘service’; si tratta inoltre di ‘mercati’ questi nei quali si commerciano grandi quantità di prodotto: questi mercati vengono chiamati ‘bulk’, mercati-massa, nei quali importantissimi sono i ‘costi’ di produzione: non ci sono problemi di ‘quality’ se non per quel livello qualitativo stabilito in norme internazionali: non si lotta per una ‘quality’ maggiore di quella dei concorrenti. Importante è la disponibilità di materie prime e un basso costo del lavoro.

Si intende per ‘basso di gamma’ quel mercato che chiede prodotti dell’industria manifatturiera in quantità rilevanti ma con modeste richieste di ‘quality’: per produrre e vendere in modo competitivo questa tipologia di manufatti è necessario disporre di una tecnologia sufficiente, bassi costi del lavoro, bassi costi energetici: è, con estrema generalizzazione, il ‘mercato’ di sbocco delle industrie manifatturiere di Paesi come la Cina, l’India, il Pakistan, la Romania, la Polonia, ecc.ecc.: ormai, dopo circa un paio di secoli in cui si è sviluppata e affermata la civiltà industriale, i Grandi Paesi Industriali (USA, Gran Bretagna, Germania, Giappone) e i piccoli Paesi Industriali (Italia, Spagna, Scandinavia, ecc.ecc.) trovano sempre più difficile competere con successo e, senza dubbio, quando lo fanno sono costretti ad accontentarsi di risultati economici modesti.

Si intende per ‘alto di gamma’ quel ‘mercato’ che ha domande di prodotti sofisticati, innovativi, normalmente ad elevato contenuto tecnologico.

Anche un mercato ‘alimentare’ può essere ‘alto di gamma’: un esempio classico è quello del ‘vino’; il mercato della ‘moda’ è ‘alto di gamma’: in questi mercati la ‘sofisticazione’ è costituita da antiche e semisegrete tradizioni produttive (es.: ‘vino’) oppure dalla disponibilità di un ‘design’ particolare, attrattivo, non comune (‘moda’). In un mercato ‘alto di gamma’ manifatturiero importantissimo è possedere una elevata tecnologia: frutto di ricerche, di acquisizioni di ‘know-how’, di conoscenze produttive sofisticate, assolutamente non alla portata di Paesi orientati né alle ‘commodities’ né ai prodotti ‘bassi di gamma’.

 

Se guardiamo al ‘presente-futuro’ della Germania dobbiamo riconoscere che, da un lato, questo Paese ha fatto un forte cammino verso l’alta tecnologia e, dall’altro, che questo steso Paese è costretto a cercarsi ‘mercati’ che di questa sua particolare capacità hanno bisogno: lo stesso dicasi del Giappone, che ha subito forti scosse economiche dall’arrivo impetuoso sulla scena economica mondiale della Cina che, fino ad ieri, era un fortissimo territorio di sbocco delle sue produzioni.

Facciamo un esempio automobilistico: la Germania è un fortissimo produttore di automobili: ma i suoi costi di produzione – da un lato – e la sua capacità tecnologica la spingono a produrre quelle vetture ‘alte di gamma’, evitando di mettersi a competere con le vetture coreane o italiane: dovrà cercare mercati che acquistino volentieri vetture ‘alte di gamma’ come Mercedes. BMW, Audi: mercati ricchi, capaci di spendere.

Non si tratta di un problema di poco conto: perché la dimensione ‘industriale’ della Germania ha raggiunto livelli tali per cui non bastano mercati ‘alti di gamma’, ma occorrono anche mercati grandi, capaci di recepire quantità di beni prodotte molto elevate: e quanto più si va verso ‘l’alto di gamma’ tanto più questi mercati tendono singolarmente a restringersi.

E’ così che, nella visione geo-politica di Karl Haushofer occorre, oggi e per il futuro, aggiungere una posizione a4, un tassello in più: lo sbocco di mercato. Che oggi è diventato forse il più importante.

E questo desiderato e fondamentale ‘sbocco’, vera terra promessa per l’industria tedesca, ha più nomi: innanzitutto la Russia, ma anche l’area petrolifera caucasica e i territori dell’ex Impero Ottomano.

Tutto sommato questi ‘sbocchi’ si trovano proprio sulle stesse direttrici di cui alla cartina europea mostrata in precedenza.

Si tratta di territori ricchi: alcuni molto ricchi: dopo il crollo dello Stato Sovietico, la Russia ha proceduto (in modo ancora disordinato, ma sicuro) verso l’arricchimento attraverso l’esportazione dei suoi gioielli di famiglia: petrolio, gas, nickel, materie prime pregiate…; ha bisogno di elevata tecnologia, di crescita organizzativa, di integrazione col mondo industriale più sviluppato: idem dicasi per i Paesi del Caucaso e soprattutto per la Turchia, in fortissima espansione economica.

 

Da queste considerazioni, anche se non espresse secondo criteri strettamente scientifici, si arguisce una deduzione elementare e molto accreditata di futuro:

Klaus Haushofer, ove fosse ancora in vita, certamente avrebbe già da tempo integrato la sua visione geo-politica confermandola e completandola, ma sostanzialmente ancor di più indirizzandola nella direzione ‘verso Est’: quella che per molti anni è stata la cosiddetta ‘OstPolitik’ dei tedeschi verso la Russia dovrà accrescersi, dilatarsi, fino a raggiungere il suo ‘lebensraum’ (spazio vitale) nelle tradizionali direttrici: ma proprio per questo non è possibile accettare l’idea che la Germania si collochi sempre all’interno della Unione Europea: e quindi non è possibile pensare che la Germania operi all’interno della UE in modo generoso, fedele, attenta anche ai problemi dei partners europei.

 

 

 

 

IL MANIFESTO DEGLI INTELLETTUALI TEDESCHI

3 OTTOBRE 1914.

 

Questo è un documento fondamentale.

Torniamo all’epoca del quarantennio posteriore alla vittoria tedesca sulla Francia di Napoleone III: vittoria prestigiosa, dopo la battaglia (con sconfitta per Napoleone II a Sedan nel 1970) che portò per la prima volta i tedeschi in Parigi: la seconda volta ci tornarono nel giugno 1940 (Hitler contempla la Tour Eiffel – molto, molto compiaciuto – il 30 giugno 1940).

Forse bisognerebbe essere tedeschi per capire la gioia profonda, l’inebriante senso di grandezza, di potenza nell’aggredire gli odiati francesi e di batterli clamorosamente, dopo le sconfitte subite ad opera di Napoleone Bonaparte.

Ma fu nel quarantennio post-Sedan che avvenne qualcosa di molto importante per i tedeschi: e fu davvero determinante.

Fu un quarantennio di conquiste scientifiche estremamente significative: conquiste che ebbero riverbero immediato e forte sullo sviluppo economico, portando la giovane Germania, il ‘KaiserReich’, ad essere la nazione europea economicamente più vigorosa, più incrementante, più potente del continente.

A chi attribuire il merito di questa situazione se non ai propri scienziati? Essi divennero il ‘Gotha’ della germanità (Deutschtum): una bandiera, una gloria, un riferimento vittorioso.

 

Riprendendo brevemente la storia dei primi mesi dell’avanzata dell’esercito tedesco in Belgio, dobbiamo ricordare che per la prima volta questo esercito si macchia di stragi sui civili belgi: i quali rispondono con le stesse tragicità.

Le voci si doffondono: gli avversari dei tedeschi ne fanno argomenti di una fortissima propaganda antitedesca; ma le medesime voci circolano anche all’interno del KaiserReich: e questo preoccupa molto il Governo tedesco.

Ne viene intaccata la sacralità della figura dell’Ufficiale Tedesco, pietra di fondazione dell’’Impero.

Per contrastare queste ‘voci’ interne e per cementare il Popolo Tedesco intorno al suo Esercito la Nazione si rivolge ai suoi ‘scienziati’: furono coinvolti novantaquattro Grandi Scienziati: solo Albert Einstein, allora trentaseienne, si rifiutò di firmarlo.

 

I 93 firmatari del Manifesto del 1914 resero credibili le versioni dell’Esercito Tedesco in merito alle stragi in Belgio: la colpa era dei belgi: ma non solo questo fu l’esito: forse non era prevedibile, ma proprio attraverso le loro dichiarazioni (in particolare con riferimento al settimo capoverso) essi operarono una profonda saldatura fra ‘Popolo Tedesco’ e ‘Esercito Tedesco’: ‘L’Armata Tedesca e il Popolo Tedesco sono una cosa sola’: ciò che fà l’Esercito Tedesco è come se lo facesse il Popolo Tedesco attraverso i propri migliori figli, quelli che combattono per il ‘KaiserReich’: e poiché in guerra le decisioni più grandi le devono prendere i militari, ebbene, qualsiasi cosa essi decidano è fatta per il bene del ‘KaiserReich’.

 

Fu una ‘saldatura tragica’: venne ufficialmente sancito che il ‘militarismo’ era una condizione-base della vita dei tedeschi: che il loro ‘bene’ era garantito proprio da questa sacra identità.

I suoi effetti continueranno anche nella seconda guerra mondiale, anzi, ne verranno esaltati: ma le conseguenze non si sono spente nei tempi di pace: hanno cambiato forma e tematiche: ma ancora oggi, pur nella UE, qualcosa di cinico prosegue, a parere di chi scrive, nel pensiero tedesco.

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Al Mondo Civile! Un Appello!

Noi, come rappresentanti della scienza e della cultura tedesca ci appelliamo perché sia elevata una protesta dell’intero mondo culturale contro le menzogne e le calunnie con cui i nostri nemici cercano di infangare la purezza della Germania nella dura lotta per la sopravvivenza a cui è stata costretta. La sfacciata bocca degli eventi ha divulgato notizie di sconfitte – fittizie – tedesche. Ancor più alacremente si lavora ora con distorsioni e sospetti. Noi dobbiamo essere gli annunciatori della verità.

Non è vero che la Germania sia colpevole per questa guerra. Né il popolo né il Governo, né l’Imperatore l’hanno voluta. Da parte tedesca ci si è adoperato al massimo per evitarla. Prove documentali sono davanti al mondo. Spesso Guglielmo II è stato riconosciuto durante i 26 anni del suo regno come patrono della pace nel mondo; spesso anche i nostri avversari hanno riconosciuto questo fatto. Sì, lo stesso imperatore, che hanno ora il coraggio di chiamare ‘Attila’, è stato da loro ridicolizzato per decenni a causa del suo incrollabile amore per la pace. Solo quando lungo le frontiere la superiorità di Forze in agguato è piombata da tre lati sopra il nostro popolo, egli si è alzato in piedi, come un Uomo

Non è vero che abbiamo arbitrariamente violato la neutralità del Belgio. E’ provato che Francia e Inghilterra si sono rigidamente appellate a presunte violazioni dei loro interessi. Allo stesso modo i Belgi sono stati d’accordo con loro. Sarebbe stata la loro auto-distruzione, se non li avessero preceduti.

Non è vero, che una sola vita e una sola proprietà di cittadini belgi sia stata violata dai nostri soldati, senza che la più cruda esigenza di autodifesa non l’avesse richiesto. Per più e più volte, nonostante tutti gli avvertimenti, la popolazione ha sparato proditoriamente sui nostri soldati. Feriti mutilati, medici uccisi nell’esercizio del loro lavoro da Samaritani. Non si può far passare falsamente per maggior viltà la giusta punizione che hanno sofferto, per nascondere i crimini di questi assassini, per attribuire il crimine ai tedeschi.

Non è vero che le nostre truppe hanno imperversato brutalmente contro Lovanio (Brabante Fiammingo). Hanno dovuto esercitare a malincuore una rappresaglia su una popolazione scatenata, che le ha attaccate proditoriamente negli alloggi militari, mediante un bombardamento di una parte della città. La maggior parte della città di Lovanio è stata preservata. Il famoso Municipio (Rathaus) è completamente intatto. Con abnegazione i nostri soldati lo hanno preservato dalle fiamme. Se in questa terribile guerra sono state o saranno distrutte opere d’Arte, ogni tedesco lo deplorerebbe.

Ma anche se di poco non ci lasciamo mai superare da chiunque altro nell’amore per l’arte, noi abbiamo deciso di rifiutare di salvaguardare la conservazione di un’opera d’arte al prezzo di una sconfitta tedesca.

 

Non è vero che la nostra condotta di guerra non tiene conto delle leggi del diritto internazionale. Non conosce indisciplinate crudeltà. Ma, ad Est, il sangue delle donne e dei bambini macellati dalle orde russe ha irrigato la terra, e all’Ovest le pallottole DumDum (pallottole esplosive) hanno lacerato il petto dei nostri combattenti.

Abbiano essi almeno il Diritto di difensori della civiltà europea contro coloro che si alleano con Russi e Serbi e offrono al Mondo il vergognoso spettacolo di aizzare contro la Razza bianca mongoli e negri.

 

Non è vero che la lotta contro il nostro cosiddetto Militarismo non sia una lotta contro la nostra cultura, come i nostri nemici ipocritamente fanno credere. Senza il Militarismo Tedesco, la Cultura Tedesca sarebbe stata da tempo cancellata dalla faccia della terra. Per la sua protezione, (il militarismo) è emerso da un Paese, il suo, che è stato devastato da secoli da razzie predatorie come nessun altro. L’Armata Tedesca e il Popolo Tedesco sono una cosa sola.

Questa consapevolezza ha affratellato oggi 70 milioni di tedeschi, a prescindere da istruzione, ceto sociale e partito.

Noi non possiamo strappare dalle mani ai nostri nemici le armi avvelenate della Menzogna. Possiamo soltanto proclamare in tutto il mondo che essi propalano il falso contro di noi. A Voi che ci conoscete e che possedete fino ad ora in comune con noi il più alto Rispetto dell’Umanità, chiediamo:

Dateci fiducia ! Credeteci se vi diciamo che combatteremo questa battaglia fino alla fine come un Popolo Civile, dove l’eredità di un Goethe, di un Beethoven, di un Kant è altrettanto sacra come il suo Focolare, la sua Terra, la sua Patria.

Per tutto questo avete in garanzia con il nostro Nome il nostro Onore.

Sottoscrittori (3 ottobre 1914)

1. Adolf von Baeyer
2. Peter Behrens
3. Emil Adolf von Behring
4. Wilhelm von Bode
5. Alois Brandl
6. Lujo Brentano
7. Justus Brinckmann
8. Johannes-Ernst     Conrad
9. Franz Defregger
10. Richard Dehmel
11. Adolf Deißmann
12. Friedrich-Wilhelm Dörpfeld
13. Friedrich von Duhn
14. Paul Ehrlich
15. Albert Ehrhard
16. Carl Engler
17. Gerhart Esser
18. Rudolf Christoph Eucken
19. Herbert Eulenberg
20. Heinrich Finke
21. Emil Fischer
22. Wilhelm Foerster
23. Ludwig Fulda
24. Eduard Gebhardt
25. Johann Jacobus Maria de Groot
26. Fritz Haber
27. Ernst Haeckel
28. Max Halbe
29. Adolf von Harnack
30. Carl Hauptmann
31. Gerhart Hauptmann
32. Gustav Hellmann
33. Wilhelm Herrmann
34. Andreas Heusler
35. Adolf von Hildebrand
36. Ludwig Hoffmann
37. Engelbert Humperdinck
38. Leopold Graf von Kalckreuth
39. Arthur Kampf
40. Friedrich August   von Kaulbach
41. Theodor Kipp
42. Felix Klein
43. Max Klinger
44. Alois Knoepfler
45. Anton Koch
46. Paul Laband
47. Karl Lamprecht
48. Philipp Lenard
49. Maximilian Lenz
50. Max Liebermann
51. Franz von Liszt
52. Karl Ludwig Manzel
53. Joseph Mausbach
54. Georg von Mayr
55. Sebastian Merkle
56. Eduard Meyer
57. Heinrich Morf
58. Friedrich Naumann
59. Albert Neisser
60. Walther Hermann Nernst
61. Wilhelm Ostwald
62. Bruno Paul
63. Max Planck
64. Albert Plehn
65. Georg Reicke
66. Max Reinhardt
67. Alois Riehl
68. Carl Robert
69. Wilhelm Röntgen
70. Max Rubner
71. Fritz Schaper
72. Adolf Schlatter
73. August Schmidlin
74. Gustav von Schmoller
75. Reinhold Seeberg
76. Martin Spahn
77. Franz von Stuck
78. Hermann Sudermann
79. Hans Thoma
80. Wilhelm Trübner
81. Karl Gustav Vollmoeller
82. Richard Voß
83. Karl Vossler
84. Siegfried Wagner
85. Heinrich Wilhelm Waldeyer
86. August von Wassermann
87. Felix von Weingartner
88. Theodor Wiegand
89. Wilhelm Wien
90. Ulrich von Wilamowitz- Moellendorff
91. Richard Willstätter
92. Wilhelm Windelband
93. Wilhelm Wundt

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Un commento di chi scrive.

A me risulta veramente difficile sfuggire al ‘fascino tetro’ di questo ‘’Manifesto’. Ho percepito dei brividi.

E ancora più difficile mi appare il sostanziale disinteresse che è stato nei decenni mostrato per questo documento.

Tralasciamo di commentare il gonfiore pacchiano della retorica: fa parte del costume e delle espressività dell’epoca.

Giuseppe Brianza