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Dopo gli attacchi islamici: “Il Kenya come lo conosco io”

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di Enzo Tosi

Conosco l’East Africa per esserci stato parecchie volte, maggiormente per il mio lavoro di operatore cinematografico.

En passant ho pure preso una (non la prima) moglie kenyota, Madame Lily.

Anche per le trafile relative a tale passo ho dovuto intrattenere rapporti con aspetti burocrartici del Kenya, che agli occhi di un italiano appaiono alquanto lineari.

Il Kenya, sin dall’indipendenza (1963) sotto la guida di Jomo Kenyatta, padre dell’attuale presidente Uhru (=libero), è stato mantenuto in orbita – potremmo definire – filo occidentale, esente da esperimenti di socialismo reale e di neutralità filo sovietica.

Un regime non di “democrazia all’occidentale”, come con il prosciutto ideologico all’inverso sugli occhi si vorrebbe dalle nostre parti, ma neppure dittatura pesante oppressiva o sanguinaria, come al contrario accadde per gli Stati confinanti sia ad est nel Corno d’Africa che ad ovest in Uganda ed altri.

Il Comando della Polizia si trova al centro di Nairobi.

Un grande edifico.

Tutto il piano terra è dedicato all’Immigration, quello che in Italia è l’Ufficio Stranieri.

Affollato da migliaia di cittadini di Paesi limitrofi, in cerca di asilo politico o forme di protezione, richiedenti permessi di soggiorno.

Ciò, appunto, in conseguenza del fatto che il Kenya, in un panorama di dittature persecutorie e di conflitti, dalla sua fondazione è stato un Pease – relativamente – democratico, aperto ai diritti civili ed accogliente.

Ora l’attuale Presidente Uhru Kenyatta, in camicia jeans pur nell’occasione solenne (non per moda, come fanno i nostri, che si scravattano e prendono il tram), proclama che “noi metteremo in atto ogni mezzo affinché i terroristi islamici di al-shabab non riescano a cambiare il nostro stile di vita, fondato dal sacrifico e dal sangue dei nostri padri”.

Il Kenya è un importante Paese africano, particolarmente legato all’Italia in quanto vi lavorano e vivono decine di migliaia d’italiani.

Nessun cittadino kenyota si sogna di versare migliaia di US $ agli human beign traders per attraversare Sahara e Meditterraneo e sbarcare clandestino in Italia.

Verso il Kenya, Paese di prima linea nel contenimento dell’estremismo islamico nel Continente, l’Italia si limiterà alle preghiere di Francesco o metterà in atto forme di assistenza concreta ?

Enzo Tosi