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Il nostro Seicento

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Il nostro Seicento
6 marzo 2015, ore 17
Musei Civici di Varese, Villa Mirabello, Sala del Risorgimento

Conferenza del professor Aurelio Musi
con lui
Giuseppe Armocida
Robertino Ghiringhelli
Marina Cavallera

Il testo che mi ha inviato Marina Cavallera promotrice dell’incontro:

“…Ma la questione è sostanzialmente un’altra e cioè il fatto che “il nostro Seicento” è stato per lungo tempo schiacciato e soffocato, come ben sai dall’idea di “crisi” e forse ancor più dall’antispagnolismo che fin dal Settecento è diventato una dominante nel quadro italiano che ancora oggi perdura.
Proprio gli ideali risorgimentali, la lettura idealistica e crociana sui valori morali e sulla “perdita delle libertà italiane” si presenta oggi agli storici dell’età moderna, non più suggestionati/ossessionati da quelle pregiudiziali ottocentesche, come una interpretazione anacronistica e “politica” intorno  alla quale è necessario compiere ina “revisione critica”.
Soprattutto la questione della divisione politica che ha caratterizzato l’età moderna e dunque anche il Seicento in Italia è un’espressione tipica di una elaborazione politica vincente nel nostro Ottocento ( Alessandro Manzoni insegna).
Tutto ciò ha gettato lunghe ombre sul nostro seicento e ci ha fatto dimenticare che proprio per il Varesotto quello è anche stato il secolo  in cui i mercanti locali hanno saputo arricchirsi con la seta e in cui le tracce di nuove ricchezze e di nuove “imprese” sono ben visibili a chiunque le voglia guardare.
Esse si esprimono anche nell’arte, in San Vittore come nelle grandiose ville, nei parchi e nei giardini che proprio a quei tempi qui iniziatono a fiorire.
E che dire poi  di quell’economia di guerra, dal risvolto ambivalente, causa ad un forte indebitamento delle comunità … ma anche dell’arricchimento di tanti imprenditori locali e fonte di lavoro per tanti artigiani; o anche esempio “curioso” di come all’epoca le vie del danaro fossero percorse in direzione opposta rispetto a quella attuale e le risorse napoletane – uomini e danaro – fossero destinati a soccorre i teatri di guerra del nord … quando i nostri emigranti partivano “con il loro mestiere” diretti verso le città del sud: Roma, Napoli, Palermo…”

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