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“A volte tornano”
Storie di fantasmi

Nessun commento Varie ed eventuali

di Antonio Cosentino

Ciò che non riusciamo a spiegare non esisterebbe. Ma, quand’anche l’oggetto del contendere ci venisse spiegato, non esisterebbe lo stesso, salvo non ci venisse portata una prova provata. Ma la prova potrebbe essere un falso. E allora non se ne esce più.

Prendiamo per esempio il caso dei fantasmi. A chi sostiene di averli visti non crediamo. Alle immagini riprese, meno che meno. I ghostbuster, i cacciatori di spettri – armati di visori notturni, pellicole all’infrarosso e contatori Geiger – non sarebbero altro che buontemponi in cerca di pubblicità.

Consideriamo il caso di Villa Borghi a Biandronno (Varese) dove molti assicurano di aver avvistato il fantasma di Luigi Borghi, morto suicida due secoli fa per aver causato la morte della moglie Margaret Doyle, da lui accusata di tradimento. L’uomo apparirebbe a fine giornata alla finestra dell’ultimo piano della villa, sperando di vedere la donna sorgere dalle acque del lago di Varese. Lo spettro della lady, che sarebbe annegata giusto in quelle acque, apparirebbe invece sul far del giorno, per cui i due – pur abitando nella stessa dimensione temporale – non si incontrerebbero mai.

Ebbene c’è chi ci ha giurato di aver incontrato più di una volta lo spettro dell’uomo proprio in quel locale e di non esserne rimasto impressionato più di tanto. Ma c’è di più: il testimone avrebbe prova tangibile di quell’incontro e che conserva gelosamente nel cassetto in attesa di rivelarla urbi et orbi.

Nel gennaio del 1997 – combinazione un venerdì 17 – pubblicai sul “Giornale” diretto da Vittorio Feltri un articolo cui fu dato il titolo “I fantasmi esistono: io li ho incontrati” e che andò in prima pagina.  In effetti io ero solo presente a Milano a una cena in casa di amici nel momento in cui una medium ospite disse che al tavolo c’era – ribadisco c’era per i motivi qui di seguito addotti – pure lo spirito di una signora che avrebbe abitato nella stessa villa. La sensitiva indicò anche le iniziali del nome del fantasma che aveva letto sul foulard dello spettro. Dalle ricerche fatte nei giorni successivi emerse che la casa era stata abitata da quella signora che si era portata il guardaroba nell’Aldilà. Qualche giorno dopo lo stesso fantasma – sarebbe apparso? No: apparve – in casa della medium pregandola di dire al proprietario di quella villa di non abbattere un albero del giardino che a lei stava a cuore. La sensitiva telefonò all’uomo, un medico, per comunicargli il messaggio. Al che il sanitario, allibito ma non tanto, domandò alla medium come faceva a sapere che in quel momento era intento a eliminare proprio quella pianta.

Il caso più eclatante in fatto di fantasmi che raccontai invece sulla “Prealpina” di Varese ha invece – se possibile – ancor più dell’incredibile. Un sensitivo di Samarate (Varese) le cui manifestazioni furono oggetto di minuziosi controlli da parte del Prof.Giuseppe Fiorentini dell’Istituto di Psicologia dell’Università Statale di Milano, raccontò di aver incontrato una sera, tornando al paese d’origine, in provincia di Matera, il suo barbiere. Era il 1995. I due si intrattennero parlando dei tempi passati finché il sensitivo non tornò dalla zia di cui era ospite e alla quale raccontò l’incontro. La zia esterrefatta gli disse: ma è morto! L’uomo non ci credette e riferì alla congiunta come il barbiere era vestito: abito color carta da zucchero, camicia azzurrina a strisce, cravatta blu e gialla. “Sì – confermò la zia – l’hanno vestito così quando gli hanno fatto il funerale”.

Padre Pio

Lo stesso sensitivo, devoto a Padre Pio, il 17 novembre del 2000 ricevette nel suo studio di Milano un collaboratore del “Giornale dei Misteri”, mensile edito a Firenze e sul quale poi il giornalista fece un articolato resoconto della visita. In quell’occasione, per ricordare l’evento, furono scattate delle foto all’interno dello studio. Sviluppata la pellicola, nessuna traccia delle riprese fatte ai presenti.  Salvo l’apparizione di Padre Pio in preghiera.

Per controllare eventuali manomissioni, lo stesso Prof.Giuseppe Fiorentini, medico chirurgo, fece esaminare la pellicola da un laboratorio fotografico di fiducia. Ecco la sua relazione: “Da un attento esame dei negativi e dell’intero rullino fotografico emergono immagini che sembrano escludere evidenti fatti manipolatori o di sovraesposizione fotografica”.

Come si sa, il frate con le stimmate (nato a Pietrelcina il 25 maggio 1887, morì a S.Giovanni Rotondo il 23 settembre 1968) fu proclamato santo il 16 giugno 2002 da Papa Giovanni Paolo II, lo stesso che lo aveva dichiarato beato 2 maggio 1999.

Gli spettri – o comunque la “vita dopo la vita” – costituiscono un tema sul quale sono stati organizzati dappertutto parecchi convegni, come a S.Marino e a Riva del Garda, che frequentai per conto del “Giornale” ma anche di “Astra”. Quel che sorprende è la partecipazione di studiosi che vengono da professioni di tutto rispetto e l’enunciazione di teorie che spiegherebbero l’inspiegabile. Come quella di un continuum spazio-temporale in cui coesisterebbero passato, presente e futuro. Passato e futuro: ecco da dove sbucherebbero gli spettri. In mezzo ci siamo noi. In carne ed ossa. Amen.

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