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In morte di Francesco Rosi

Commenti (1) Cinema, Coccodrilli

Grande uomo di cinema, Francesco Rosi ha avuto la sfortuna di venire a morte in un giorno, in un momento decisamente sbagliato.

Come scrisse Indro Montanelli e come ebbe modo di dirmi Dino Risi, occorre morire quando i media possono occuparsi diffusamente di te, in un momento nel quale attentati, terremoti, accidenti e catastrofi varie non distolgano dal tuo trapasso l’attenzione dovuta.

Rosi è invece deceduto in pieno bailamme Charlie Hebdo e di lui i giornali, le tv e in genere gli altri mezzi di informazione si interessano poco.

Era un grande, l’ho detto.

Ebbi modo di conoscerlo nel 1997.

Casualmente, eravamo entrambi ospiti di un programma televisivo RAI del mattino.

Una di quelle trasmissioni in verità soporifere che all’epoca conduceva un vecchio giornalista compitissimo e, appunto, noioso.

Al termine della diretta, lo fermai per dirgli della mia ammirazione.

Era un omone ma di quelli naturalmente cortesi.

Aveva da poco presentato al Festival di Cannes il film ‘La tregua’ e mi parlò dei suoi progetti.

Lo vedevo in forma, pronto per altre avventure.

Non potevamo sapere, neppure immaginare che quella benedetta pellicola, professionalmente parlando, sarebbe stata il suo canto del cigno.

Francesco Rosi

Francesco Rosi

One Response to In morte di Francesco Rosi

  1. Vittorio Salerno ha detto:

    Ho sempre stimato il ‘grande’ ‘grandissimo’ Franesco Rosi del quale mi sono sempre ritenuto allievo, erede.
    Tutti e due i film d’impegno civile e di denuncia che ho fatto a metà degli Anni Settanta, NO! IL CASO E’ FELICEMENTE RISOLTO e FANGO BOLLENTE (recentemente rivalutati dalla critica e rieditati in DVD), risentono fortemente della lezione di Rosi. Raccontare storie avvincenti, certo, di grande interesse spettacolare, ma veicolando sempre tematiche di grande interesse sociale: l’omertà, la mancanza di senso civile ne IL CASO RISOLTO, la follia dei delitti gratuiti innescati dalla compressione umana e dalle nevrosi degli abitanti delle grandi metropoli in FANGO BOLLENTE.
    Poi, verso la metà degli anni ’80, la Rai m’incaricò di realizzare un programma culturale sul tema ‘cinema e opera lirica’, e tra gli altri intervistai Rosi che aveva realizzato una splendida Carmen su pellicola.
    Arrivai in anticipo a casa sua, a via Sistina, e lo intravvidi nel corridoio che si stava accendendo il suo sigaro preferito. Aspettai educatamente che finisse quest’operazione ed entrai nel suo studio. Fu una conversazione piacevole e serena e io più di una volta lo appellai semplicemente ‘maestro’, ma non ebbi il coraggio di dirgli che mi consideravo suo ‘allievo’.
    Quando gli chiesi perché non facesse più film di denuncia mi rispose: “Noi abbiamo ‘denunciato’ tutto, tutti i mali della nostra società; ora toccherebbe ai governi porvi rimedio!..”
    E stiamo ancora aspettando che ‘qualcuno’ faccia togliere LE MANI SULLA CITTA’ alla malavita organizzata che si diffonde sempre di più, in tutte le regioni, a tutti i livelli.
    Aspettiamo…
    Vittorio Salerno

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