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Il Nobel Watson e il colore della pelle

Commenti (3) Varie ed eventuali

Brillante, fuori dagli schemi, geniale, il premio Nobel per la medicina James Watson quando si tratta del genere femminile, degli omosessuali e dei neri va fuori di testa.

Da poco, riprendendo quanto aveva affermato anno orsono, ha dichiarato che i neri sarebbero assolutamente meno intelligenti dei bianchi e specificamente che chiunque abbia avuto a che fare con un dipendente appunto nero non può che arrivare alla stessa conclusione.

DISSENTO DEL TUTTO.

Quel che distingue sempre e comunque non è affatto il colore della pelle (così come il genere o la tendenza sessuale).

Quel che distingue e accomuna è l’educazione intesa in senso lato e quindi l’appartenenza in primissimo luogo a un determinato ceto, a uno specifico tipo di società.

Sono personalmente infinitamente più vicino a una nera del livello di Condoleezza Rice che a un bianco tra i mille e mille che, coperti di tatuaggi, bestemmianti, ignoranti come capre, si agitano ferinamente sui campi di calcio.

James Watson

James Watson

3 Responses to Il Nobel Watson e il colore della pelle

  1. Achille Cusani ha detto:

    Concordo a livello di “standing ovation”!

  2. Sarah ha detto:

    Mi chiedo…
    Ma ancora c’è gente che pensa ste cose?!?
    Il colore della pelle,la religione…
    Ma per favore…

  3. Ennzo Tosi ha detto:

    Le ragioni che ci spingono ad identificarci, accomunarci, solidarizzare con coloro che parlano la nostra medesima lingua, hanno il nostro medesimo colore di pelle o, peggio, praticano al nostra medesima religione (lo dice la parola : rilegare, unire strettamente insieme, come con le quartine di un libro) sono molteplici, incontrovertibili, (in)sondabili. Vi è chi ci casca, vi è chi se ne frega. Esistono i razzisti contro gli zingari ? Bene, esaminiamo la seguente zingara. Conosco bene l’Africa nera e gli africani. Potrei dire meglio le africane. Posso garantire che nella pulizia del proprio corpo gli africani sono alquanto più accurati dei bianchi. Anni addietro, operante in Tanzania per un documentario sui rapporti tra cani ed uomini per la regia dell’italo-canadese Italo Costa, essendosi che i Masai tengono molti cani per governare le loro mandrie ed ogni bambino si abitua a trattare con il suo cagnolino, ci alzammo a notte fonda per riprendere un accampamento masai nella Masai Steppe, altezza media m 1.500 slm, freddo da cani, appunto. Prima dell’alba in pieno bush i fari della nostra Land Rover gettarono luce su due Masai che, completamente nudi ed insaponati, si lavavano ad una sorgente d’acqua, a sua volta freddissima. Le donne africane si prendono una doccia la sera e la mattina e, se possibile, anche a metà giornata. Praticano rituali accurati per la pulizia intima, rendendosi esenti da odori. La nostra zingara elemosina ad un incrocio zona est Milano. Poco più in là una giovane e bellissima nigeriana svolge il suo street job al suo joint (per il quale paga ad altra nigeriana l’affitto di € 300 mensili, mannaggia). Tale nigeriana. come le sue connazionali, pratica la doppia doccia al giorno, è pulitissima. Pur al termine di una giornata di duro lavoro, in maniera inspiegabile, non produce alcun odore sgradevole. Fenomeno rilevato su ampio campione di femmine africane, al punto che nei lontani anni 70, ad Apapa, area portuale di Lagos, Nigeria, con il dott. Fabrizio Colombo, area manager della (fu) Sandoz, coniammo la storica locuzone “self cleaning faika” al fine di spiegare il fatto. Che mi dice la zingara ? “Tu non dato soldino me ma pagato puttana.”. Rispondo “No cara, io amico puttana, fatto regalino qualche volta quando passo.”. Zingara (zingara ?? Forse sono razzista ….) “Come tu amico quella ?! Quella nera, pelle puzza.”. Vedete : ogni uno produce il suo razzismo, anche coloro che a loro volta sono vittime di razzismo. Enzo Tosi.

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