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Il glorioso pugilato svizzero

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La bella risposta di Maurizio Canetta al mio Ti ricordi di Fritz Chervet?? pubblicato lunedì 10.

Caro Mauro,

un cognome mi ronzava nella testa: Erne.

La magia tecnologica del cervello che fa sì che in un clic la memoria si attivi ed è tornata alla luce una scheda conservata in una mappetta con scritto sopra ‘boxe’.

Il resto lo ha fatto boxrec.com.

Frank Erne è il miglior pugile svizzero di tutti i tempi, anche se le sue imprese risalgono ai decenni a cavallo tra Otto e Novecento.

Lui veniva da una famiglia svizzera emigrata a Buffalo.

Nel 1896 conquistò la corona mondiale dei pesi piuma, battendo tale Dixon ai punti in venti riprese.

L’anno dopo la perse contro lo stesso Dixon, sempre ai punti, ma le riprese furono venticinque.

Poi salì di categoria e divenne campione dei leggeri, titolo che difese due volte, prima di provare a catturare la cintura dei welter.

Nel giro di un anno (1901-1902) si giocò tutto: battuto da Ferns per ko dopo nove riprese (welter), fu annientato in un round da Gans e lasciò quindi sul quadrato anche il titolo dei leggeri.

Questo è il pre-Chervet, il post invece si chiama Ruby Belge, capace di conquistare una cintura mondiale negli anni duemila, anche se ormai si parla dell’era delle molte sigle e dei titoli che vanno pesati con il bilancino.

Quanto a Chervet, oggi ha settantadue anni e da sette è in pensione dal suo lavoro, che era quello di commesso presso il parlamento federale.

‘Fritzli’ ha smesso di boxare a trentaquattro anni e poi si è messo la livrea verde e ha portato buste e scortato uomini politici e consiglieri federali durante le sessioni del parlamento.

Frank Erne

Frank Erne

All’inizio era ovviamente un’attrazione, poi la memoria dei suoi match vincenti contro Atzori e di quella notte all’Hallenstadion quando Chioinoi spense il sogno mondiale si è affievolita e solo pochi aficionados riconoscevano sotto la giacca di velluto verde il fisico del piccolo pugile che divenne grande, quasi grandissimo.

Con lui c’era un altro mito della boxe svizzera: Charly Bühler, pugile dilettante che a ventitre anni decise di diventare allenatore e fu dal 1955 il titolare della palestra più vittoriosa della Svizzera, quella del Boxe Club di Berna.

In quella angusta sala a due passi dalla Piazza del Parlamento ha sudato e sofferto Chervet, così come altri cento campioni nazionali.

E – con molta fatica – anche un sacco di dilettanti puri, gente che voleva solo tirar giù qualche chilo oppure provare a capire e carpire qualche segreto di quel mondo fatto di fumo (a quei tempi), sangue e fascino che avvolge le dodici corde.

Tra quei frequentatori per qualche mese anch’io.

Il maestro Charly ci spiegava che stare tre minuti sul quadrato è un esercizio zen, che la leggerezza si conquista con la mente libera dalla paura, ma che la paura è l’unica molla che spinge un uomo – a anche una donna – a salire quasi nudo su un ring.

Oggi Bühler vive in Francia e da quindici anni ha lasciato la palestra del Boxe Club Berna.

È un uomo raffinato Charly Bühler, ama l’arte e il jazz, anche se ha scritto pagine di storia dello sport più bello e più difficile da capire.