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Continueremo a discutere nell’eternità

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Michele Serveto (in spagnolo, Miguel Servet), nato in Aragona, a Villanova de Sixena, nel 1511, filosofo, medico e riformatore religioso, dopo alterne vicende, nel 1546, terminò di scrivere la sua fondamentale opera, intitolata ‘Christianismi restitutio’, nella quale affrontava teologia, scienza e filosofia attaccando (cerco di semplificare) le teorie sulla predestinazione e sul battesimo dei bambini.

Prima di pubblicarla, pensò di inviarne il manoscritto a Calvino chiedendogli l’approvazione.

Calvino non solo negò il suo benestare ma si rifiutò di restituirgli il manoscritto e dichiarò che se Serveto fosse passato da Ginevra avrebbe fatto di tutto perché non ne uscisse vivo.

Ricomposta faticosamente l’opera attraverso gli appunti rimastigli, Serveto la pubblicò clandestinamente nel 1553.

Calvino, però, ne riconobbe subito l’autore e fece pervenire all’Inquisizione gli originali in suo possesso.

Dopo un primo arresto, Serveto, fuggito in Spagna, pensando di raggiungere l’Italia, malauguratamente per lui, passò proprio da Ginevra.

Fu riconosciuto ed arrestato il 13 agosto 1553.

La successiva causa, tenutasi di fronte al Piccolo Consiglio, del quale Calvino controllava la maggioranza, si concluse con la sua condanna a morte come ‘eretico ostinato’.

Così, il Nostro, salì sul rogo il 28 ottobre di quello stesso anno.

Ricorda in proposito Jorge Luis Borges nelle ultime righe del breve saggio ‘L’arte di ingiuriare’, incluso nella sua ‘Storia dell’eternità’, che Michele Serveto, udita la pronuncia della condanna, si sia rivolto ai giudici con queste parole:

“Brucerò, ma non è che un fatto.

Continueremo poi a discutere nell’eternità!”.

Michael_Servetus