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1971/1972, la marcia trionfale di Bobby Fischer

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Vancouver, Denver, Buenos Ayres, Reykjavik, cosa unisce queste quattro, lontanissime tra loro, città?

Nelle prime tre, tra il 1971 e il 1972, Bobby Fischer, abbattendo come birilli gli avversari – nell’ordine, sei a zero a Taimanov, sei a zero a Larsen, sei e mezzo a due e mezzo a Petrosian – si guadagna il diritto ad incontrare per il titolo mondiale Boris Spasskij.

Nella capitale islandese, tra fine agosto e primi di settembre del 1972, la conquista della corona: dodici punti e mezzo contro otto e mezzo.

Oggi, a distanza di oltre quarant’anni, caduto il muro di Berlino, tramontati guerra fredda e impero sovietico, non ci si rende conto dell’importanza dell’avvenimento.

Allora, la vittoria dell’americano fu acclamata ovunque e comunque.

Clamore a parte, resta, quella di Fischer, scacchisticamente parlando, un’impresa irripetibile.

Bobby Fischer

Bobby Fischer

One Response to 1971/1972, la marcia trionfale di Bobby Fischer

  1. Luigi Tirelli ha detto:

    Non sono un appassionato di scacchi, ma ho abbastanza anni (essendo nato nel 1967) per ricordare che di Fischer si parlava moltissimo nei masss media; dato che c’era la Guerra Fredda, le sfide fra i campioni sovietici e quelli americani diventavano un affare di Stato e un evento mediatico. Finita la guerra fredda, gli scacchi sono un po’ rientrati nell’ombra. Curioso poi il destino di Fischer; da eroe americano a furibondo critico degli USA, tanto da essere quasi perseguitato dal suo governo per aver – se ricordo bene – giocato in Serbia violando l’embargo. C’è un ritratto di Bobby Fischer nel famoso saggio “Psicologia del giocatore di scacchi” di Reuben Fine.

    Luigi Tirelli

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