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“Te ne vai? Non aspettavo altro!”

Nessun commento Varie ed eventuali

“Non sai mai cosa pensano gli altri.

Ipotizzi, immagini, speri o disperi…

Assolutamente certo che la mia decisione l’avrebbe distrutta, e fatta soffrire oltre misura, non osavo dire a mia moglie che me ne volevo andare.

Non che ci fosse un’altra donna di mezzo.

Semplicemente, ero certo che, soli, sia lei che io avremmo vissuto molto meglio.

Decenni e decenni di matrimonio…

Una barba…

E un pomeriggio, prendo finalmente di petto la questione.

La porto in salotto, la faccio sedere, le metto in mano un bicchierino e mi sbottono.

Parlo fitto fitto, con gli occhi bassi: preferisco incontrare dopo, al termine del mio soliloquio, il suo sguardo che immagino a quel punto velato dalle lacrime.

Neppure mi lascia finire.

Si alza e se ne va.

‘Poverina’, rifletto, ‘sarà andata a piangere in camera da letto.

Diamole qualche minuto’.

Passa un quarto d’ora ed eccola.

Ha il ciglio asciutto e non pare affatto alterata.

‘Le tue valigie sono pronte.

Le ho messe all’ingresso’, mi dice.

‘Ciao e buona fortuna’.

Insomma, l’avevo tirata per le lunghe immaginando strazio e dolore e lei sembrava non aspettasse altro che liberarsi si me.

Sbattuto fuori, non sapendo dove andare, trovo una sistemazione provvisoria in un residence.

Talmente provvisoria che a distanza di anni e anni è ancora colà che abito.

Ecco spiegato, caro Mauro, come e perché quando mi telefoni la prima voce che senti è quella del centralinista che dice ‘Residence Aldrovandi, desidera?’”

Corre il 2003, è Dino Risi che, a cena, in quella vecchia osteria milanese, con la strana e ferrigna voce che ha, racconta.

Con noi e il figlio Claudio, un paio di amici, Sissi e Alessandra, il cui ‘Rudolf Nureyev alla Scala’, ultima opera registica del maestro, è in lavorazione.

MdPR e Dino Risi

MdPR e Dino Risi

“Hai presente il tuo collega americano Lawrence Kasdan?”, gli chiedo di rimando. “In ‘Grand canyon’, fa dire a Steve Martin che se uno ha visto abbastanza film è in grado di affrontare qualsiasi situazione perché al cinema è stato già rappresentato tutto.

Ebbene, penso sia la stessa cosa con la letteratura: tutto è già stato scritto.

All’inizio di ‘Fiesta’, Hemingway, a volo d’uccello, presenta uno dei protagonisti del romanzo: Robert Cohn.

E che ci dice, tra l’altro, se non che il poveretto, stanco del matrimonio, non vedeva l’ora di liberarsi della moglie ma esitava per non farla soffrire?

Sai come finisce? Sarà lei a piantarlo e a fuggire con un miniaturista.

A parte la conclusione fin troppo amara, un po’ la tua stessa storia, no?”

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