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Il lavoro non manca, la voglia di lavorare sì!

Commenti (3) Varie ed eventuali

Allora, le badanti regolarmente assunte in Italia sono più di un milione e per il novanta per cento sono straniere.

Gli stranieri che ufficialmente lavorano in altri campi nel nostro Paese sono in totale più di due milioni e mezzo.

La ragione?

Semplice, i lavori che fanno gli immigrati non sono svolti dagli italiani che non li vogliono svolgere.

Non è il lavoro che manca in Italia, manca agli italiani la voglia di lavorare!

Quanto ai giovani disoccupati (in numero molto inferiore ripetto a quanto dicono i dati statistici che considerano dei senza impiego anche gli studenti!) non accettano i lavori che considerano sottopagati e che tali appaiono davvero a garzoncelli che ritengono sia loro diritto avere uno o anche due cellulari, l’ipad, il tablet, il televisore al plasma, l’abbonamento a Sky, un’auto di proprietà, i soldi per uscire a gozzovigliare il venerdì e il sabato sera e quelli per farsi tatuare in ogni parte del corpo.

Racaille!

3 Responses to Il lavoro non manca, la voglia di lavorare sì!

  1. Antonio Cosentino ha detto:

    Più che la mancanza di voglia di lavorare, secondo me, è il rifiuto di svolgere lavori che fanno a pugni con lo “status symbol” costituito da cellulari,ipad, tablet, tv al plasma, abbonamento a Sky, auto di proprietà, bancomat. In tempi remoti bastava possedere una bicicletta luccicante per incantare le ragazze. Figuriamoci poi una tv in bianco e nero.

  2. Luigi Tirelli ha detto:

    Moralismo spicciolo, il Suo, caro MdPR!
    Ci sono certo quelli – a bassa qualificazione – che non vogliono lavorare, ma è altrettanto ovvio che in Italia mancano proprio i posti per gente con alta istruzione (per non parlare dei concorsi truccati negli atenei). Chi studia venticinque anni non può essere biasimato se non va a fare il raccoglitore di arance o il manovale!
    Infatti queste persone vanno poi all’estero, e trovano il lavoro corrispondente al loro grado di istruzione proprio in Paesi dove, esattamente come in Italia, i lavori più faticosi sono svolti da immigrati (anche clandestini, vedi USA).
    E non mi si dica che “uno si deve adattare”; un accidente!
    Il biologo, il fisico, ma anche l’avvocato che “esce dal giro” non potrà più recuperare dopo anni di lavoro a bassa qualifica.
    Provate a presentare un curriculum dove ci sia scritto, alla voce “esperienze lavorative”: sguattero, badante, manovale ecc. Vedrete che risultati!
    Pertanto, caro MdPR, moraleggi meno e abbia più senso della realtà.
    Luigi Tirelli

    P.S. I giornalisti che si lanciano in queste intemerate hanno spesso i figli ben sistemati nelle redazioni (non mi riferisco a Lei, ma a tanti casi ben noti).

  3. Marco Giuseppe Nebbia ha detto:

    No, non è così.
    In moltissimi casi si preferisce lo straniero perché più ricattabile.
    La Bossi-Fini ha legato la permanenza in Italia al lavoro. Non la critico però bisogna anche onestamente riconoscere che ha creato molti problemi.
    Vi sono situazioni simili a quelle esistenti in Paesi arabi, nei quali il datore di lavoro ritira il tuo passaporto.
    Viene quindi data la preferenza allo straniero perché più vulnerabile.
    Il ricatto è a vari livelli, non ultimo quello sessuale. La maggior parte delle persone di tali argomenti nulla sa.
    Sono questioni che riguardano il giornalismo investigativo, il quale purtroppo, in Italia, paese di “docenti sapienti”, non esiste.
    Bisognerebbe rischiare, sporcarsi, per i giornalisti italiani è troppi faticoso.

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