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1968: l’anno della rivoluzione

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Non è vero!

Sbagliano o affermano volutamente il falso coloro che trattando del mitico ‘Sessantotto’ ne dicono solo peste e corna.

Non tutto quanto deciso, ragionato, ipotizzato, sperato, fatto, in quel fatidico anno può e deve essere considerato un grave errore foriero di tragedie di ogni tipo e di arretramenti culturali probabilmente irreversibili.

No!

E’ infatti proprio nel 1968 che la Federazione Internazionale che governava il tennis decide di aprire i tornei ai professionisti da qualche tempo esclusi.

Ecco così già in estate il magico ‘canguro’ mancino Rod Laver rivincere Wimbledon dopo sei anni di obbligata lontananza e prepararsi a ripetere nel successivo 1969 il Grande Slam, impresa immensa che gli era riuscita da dilettante nel ’62.

Lo ‘sport dei gesti bianchi’ metteva a segno, in tal modo operando, l’unica vera e concreta rivoluzione ‘sessantottina’ aprendo ai capaci, a qualsiasi classe o ceto appartenessero, quando fino ad allora solo pochi ricchi signori potevano permettersi di girare a proprie spese il mondo per affrontarsi racchette in pugno.

 

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