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Confronto tra gli inni nazionali di Italia, Francia, Gran Bretagna, USA e Germania

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di Giuseppe Brianza

Anche se di modesto significato, interessante appare come questi Paesi hanno dato corpo in termini di sentimenti e parole ai propri inni nazionali: ovviamente si sono prese in esame le prime strofe di questi cinque Paesi: nel valutarle occorre anche pensare al periodo storico in cui questi inni si sono formati e sono stati adottati: ma emerge una considerazione interessante.

Tutte le prime strofe sono state rese in lingua italiana.

INNO ITALIANO

Questo inno nasce nel 1847: periodi turbolenti, preparatori, ancora non sfociati nelle vicende sanguinose del 1848 e del 1849-50.

La musica facile (una marcetta), le parole di coraggio e di speranza, di disponibilità al sacrificio pur di ottenere condizioni che allora erano impossibili a sperarsi, parlano di una Patria-Sogno, che allora non c’era: una patria che – si sussurra – un tempo è esistita, è stata ricca, potente, si chiamava Roma.

Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola; anche la breve esperienza della Repubblica Romana ebbe come inno il Canto degli italiani, già diventato un simbolo del Risorgimento.

Gli inni patriottici ( a quei tempi ne circolavano parecchi: si risvegliava il concetto di ‘patria’, sull’onda delle generosità del romanticismo) come l’inno di Mameli (sicuramente il più importante) furono un importante strumento di propaganda degli ideali del Risorgimento e di incitamento all’insurrezione, che contribuì significativamente alla svolta storica che portò all’emanazione dello Statuto albertino, ed all’impegno del re nel rischioso progetto di riunificazione nazionale.

Il ‘soggetto’ è chiaro, ed uno solo: si chiama ‘NOI’, Popolo Italiano: non vi si coinvolge nessun altro soggetto, neppure in filigrana.

E’ un tema da ‘riscatto’, da ‘ripartenza’: di prospettiva luminosa, ma in pace col mondo. Sostanzialmente un inno contro la ‘frustrazione antica’.

 

INNO FRANCESE

frQuesto inno, famosissimo ovunque, nasce a Strasburgo nel 1792: Strasburgo – Alsazia; Alsazia-Lorena, la Saar, …: luoghi di eterna contesa fra Francesi e Tedeschi.

Emerge subito, leggendo il testo dell’inno, che non vi è un incitamento a combattere e sacrificare la propria vita (come in genere si trova in altri inni nazionali, vedi quello italiano), ma piuttosto un invito a combattere ed essere vincitori nei confronti di tutti coloro che ti vorrebbero sottomettere.

Nel 1792 la Francia, nel vortice della sua fantastica Rivoluzione, era minacciata da truppe tedesche, controrivoluzionarie, e per questo aveva dichiarato guerra agli austro prussiani: la marsigliese parla di una ‘chiamata alle armi’, ma esclusivamente in chiave difensiva: non ci sono incitamenti a conquiste, a vanaglorie militari.

La sua musicalità, le sue espressioni conquistarono rapidamente i francesi, che si riconobbero in quei sogni e in quegli impegni.

 

INNO INGLESE

enNasce nel 1745 a Londra come ‘God save the King’: e sarà adottato da tutti i Paesi del Commonwealth.

Con l’avvento della Regina Vittoria cambia titolo in ‘God save the Queen’.

Oltre ad una premessa augurale per la Regina (o per il RE, a seconda delle vicende storiche), anche in questo caso l’impostazione appare difensiva: non appare nessuna roboanza, nessun fragore di armi o di conquiste: e non si dica che gli inglesi non siano un popolo duro, coriaceo quando si parla della loro vita sociale e militare: ma non ci sono proposte di predominio: in realtà è perfino una canzone dolce, delicata.

 

INNO USA

usScritto in parte nel 1771 in un’osteria di Londra (la musica) e in parte nel 1812 dopo una battaglia con le navi inglesi nel 1814 (il testo). La sensazione leggermente comica che si avverte è la straordinaria discrasia (o mancanza di armonia) fra lo stupore felice di questi soldati americani che scoprono che il loro bastione ha tenuto a fronte degli attacchi furibondi del nemico inglese e la loro tradizionale propensione ad un … imperialismo cosmico da gendarmi del mondo. Ma chi è senza peccato scagli la prima pietra…

Quel che è certo è che il ‘feeling’ nel quale gli americani si sono riconosciuti e tuttora si riconoscono è una esaltazione delle loro capacità di far fronte da vincitori ad aggressioni esterne: non esiste nessuna indicazione ‘aggressiva’.

 

INNO TEDESCO

deL’impronta del ‘Deutschland Deutschland über alles’ è veramente di tutt’altro tenore: i tedeschi ancora oggi si commuovono e si esaltano alle note e alle parole di questo inno.

Esso nasce in due tempi: la musica di Haydn (1797) e il testo di Hoffmann von Fallersleben (1846). Nel 1846 la Germania era in pieno fermento politico (tanti staterelli rissosi fra di loro – conseguenza del Congresso di Vienna del 1815 – e cercava di unificarsi (cosa che riuscirà nel 1871: la storia è analoga a quella del Risorgimento Italiano).

Questo inno non nasce come esaltazione ad una aggressione al mondo: bensì come una spinta alla unificazione di tanti staterelli della medesima matrice etnica.

Ma è pur sempre un inno all’aggressione, alla dominanza, alla superiorità totale del popolo tedesco: esso contiene un tentativo di ‘addolcimento’, quando evoca che questa superiorità totale deve avvenire ‘purché per protezione e per difesa’: ma è prevalsa l’ipocrisia: le due più nefaste, sanguinarie e crudeli guerre del mondo sono state scatenate dai tedeschi, con l’obiettivo esplicito di conquistare il mondo.

Sì, dice il testo: il popolo tedesco si riunisca fraternamente dalla Mosa alla Memel (alias: Belgio, Francia, Lussemburgo, Polonia, Lituania, Russia stiano zitti e buoni e si lascino conquistare da loro – ricordate le dolci pretese di Hitler su Danzica?), dall’Adige agli stretti del Baltico (alias: Cecoslovacchia, Austria, Italia, Danimarca stiano a loro volta zitte e si lascino conquistare).

Le ‘etnie’ menzionate non sono affatto tutte di ‘matrice tedesca’: anzi…

Sembra la strategia di Hitler, come se fosse venuto al mondo per dare corpo all’inno nazionale…

È l’unico inno ‘aggressivo’, ipocritamente depotenziato: ma la realtà lo ha reso corpo reale, materiale, tragico: è lecito tranquillizzarsi e ritenere che questo spirito sia concluso?

Curioso: no?