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Lei non sa chi sono io

Nessun commento Varie ed eventuali

Di quando in quando e, con l’andar degli anni, sempre più spesso, mi capita di avere a che fare con giovani cronisti che, incaricati dai direttori di registrare il mio parere su questo o quell’altro avvenimento (in particolare, a proposito degli Stati Uniti e maggiormente allorquando incombono le elezioni per la Casa Bianca), mi telefonano – e lo capisco subito – senza sapere minimamente chi diavolo io sia e cosa mai rappresenti.

Non hanno letto neppure una riga dei miei saggi sul tema dei quali ovviamente ignorano persino l’esistenza e, cosa ancora più grave perché fa capire che razza di giornalisti saranno, non hanno fatto il minimo sforzo per informarsi prima di comporre il numero del mio cellulare.

Brancolano nel buio e sono pericolosi al punto che la cosa migliore da fare sarebbe quella di non rispondere alle loro domande per non dover attendere con preoccupazione l’uscita dei conseguenti scritti nei quali molto, molto raramente quanto espresso dall’intervistato in genere (e dal sottoscritto nel caso particolare) non viene banalizzato se non bellamente travisato.

Incapace come sono di un rifiuto, con garbo ma assumendo mio malgrado un’aria professorale, rispondo nel modo più ampio e articolato possibile cercando di far capire come davvero stiano le cose.

Mi guadagno, così, quasi sempre, alla fine del colloquio telefonico prolungatosi ben oltre le attese del cronista in questione, un non pronunciato e, comunque, dato il tono dei saluti, ben distinguibile “Ma va a quel paese!”

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