mdpr1@libero.it

L’ippica in Italia? Morta dopo Varenne

Commenti (1) Sport

Domenica 7 settembre, ippodromo di San Siro.

Ingresso libero e qualche corsa mica male.

Ad essere ottimisti, mille, milleduecento spettatori in una domenica senza calcio, almeno quello di serie A.

L’ippica italiana – non quella francese, non quella inglese, men che meno quella USA e la giapponese – è morta.

Certo, il gioco on line incide (ma allora, anche all’estero).

Certo, i governi l’hanno affossata e questo vale per noi.

Non poco, peraltro, ha operato negativamente anche il disinteresse assoluto dei media.

Quando c’era Varenne, giornali, radio e tv facevano da cassa di risonanza e negli ippodromi non meno di venticinquemila spettatori paganti ogni volta.

Varenne si è ritirato a fine 2002 e al suo ritiro la tela è calata.

One Response to L’ippica in Italia? Morta dopo Varenne

  1. Aldo Monti ha detto:

    L’ippica italiana è morta con l’introduzione delle Lotterie Istantanee giusto 20 anni orsono, prima fra tutte il “Gratta e Vinci”. Fino ad allora la “scommessa” legale, che richiede intelligenza e conoscenza con l’ aggiunta di in po’ di fortuna, era possibile solo sulle corse ippiche direttamente all’ippodromo (sempre ben frequentati), oppure nelle vecchie e care “Sale Corse” (sempre ben affollate). Le scommesse alimentavano i premi al traguardo per i proprietari e per gli allevatori (allora c’era il premio anche per gli allevatori). I premi venivano liquidati in breve tempo e proprietari ed allenatori potevano investire immediatamente quanto ricevuto. Adesso prima di vedere i premi passano mesi se non anni.Il gioco d’azzardo (che richiede solo fortuna) adesso si è spostato su tutte le diavolerie on-line e non, che sono disponibili per i “giocatori”, generando un calo sulla raccolta delle scommesse ippiche che va calando di anno in anno. I proprietari e gli allevatori vedono molti meno soldi di prima. I primi non possono acquistare buoni cavalli, i secondi non possono mandare le loro fattrici ai migliori stalloni europei, anzi le vendono all’ estero per fare cassa. Basta vedere la miseria e la scarsa qualità del catalogo dell’ Asta Selezionata Yearling (parlo di galoppo) che si terranno giusto il 19 settembre, con solo 104 iscritti, quando qualche anno fa erano il doppio. Serve un cambiamento radicale, che i governanti dell ippica attuale non riescono ancora, dopo tanto tempo, a trovare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *