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Yoram Gutgeld

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di Giuseppe Brianza

Ho conosciuto sotto il profilo professionale diverse persone della MCKinsey: Cuneo (poi passato alla ‘Bain Cuneo e Ass.’), Osculati, Abravanel: alcune valide: altre …di batteria.

Definirei ‘valide’ quelle persone con la ‘testa pensante’: definirei ‘di batteria’ quelle persone che si sente lontano un miglio che puzzano di biblioteca.

Nella McKinsey c’è lo stesso assortimento di cervelli che si trova in qualsiasi università, americana o italiana o di qualsiasi paese si voglia: teste che pensano, teste che soltanto parlano.

La ‘marca di fabbrica’ non è garanzia.

Non ho mai conosciuto Yoram Gutgeld: ma devo dire che ne diffido.

Intanto per il sospetto che in qualche modo appartenga a quella finanza ebraica (che stimo e rispetto, sia ben chiaro), ma che è una delle più importanti colonne di quella ‘Finanza Internazionale’ che porta pesantissime e determinanti responsabilità dello stato di difficoltà in cui è venuto a trovarsi il mondo intero.

Yoram Gutgeld è israeliano, naturalizzato italiano: laureato a Gerusalemme, master a Los Angeles.

E’ molto probabile che la sua ‘testa’ sia orientata verso Mario Draghi…

Matteo Renzi lo ha chiamato per una fondamentale consulenza in economia: anzi: per essere più sicuro, lo ha fatto eleggere in parlamento in un collegio in Abruzzo: ha cacciato Giorgio Gori (imprenditore), Pietro Ichino (economista compenetrato nella difficile realtà italiana): ma ha tenuto una persona che – quanto meno è lecito il dubbio – non ha mai convissuto con la profonda realtà della nostra macchina economica: che pertanto parlerà ‘ex-libris’.

Questa considerazione ha un secondo e più profondo significato: che è quello per il quale pure Matteo Renzi è all’oscuro di questa ‘profonda realtà’ nazionale, così parcellizzata, così pulviscolare quale mai nel mondo si è potuto riscontrare: e quindi così ‘speciale’…

Farà parte di una ‘task-force’ composta da personaggi di omologa estrazione, anche se nazionali: in parole brevi, da personaggi eccellenti della Bocconi e Università similari.

Mi sono sempre domandato: ma questi ‘cervelli’, questi ‘luminari’, dov’erano quando si manifestava il disastro economico in cui siamo sprofondati?

E’ di questi stessi cervelli che davvero abbiamo bisogno?

Non è un film già visto e ormai circolante nelle sale di periferia?

Mi sovviene la storia di George Gershwin: in America, fine ottocento e primi novecento, c’erano un mare di grandi musicisti, ma non esisteva nessuna ‘musica americana’: erano tutti solerti ripetitori di spartiti europei.

Poi arriva George Gershwin: pianista autodidatta (dopo aver imparato a suonare il pianoforte da solo studiò musica per due soli anni con lezioni private, molto goliardiche), generò la ‘nuova musica americana’: straordinaria: musica che conquistò il mondo intero.

Aveva un grande vantaggio: non veniva dai ‘libri’: non si portava dentro schemi rigidi, silenziosamente occludenti:  era un ‘creativo’ una ‘testa pensante’: non aveva nessun marchio di fabbrica.

Bisogna meditare con freschezza: non ricorrere a grandi e altisonanti nomi per dire che se poi non ce la si fa, beh, avevamo preso il meglio che il mercato poteva offrire…: quindi… se è andata male la colpa non è mia.

Giuseppe Brianza