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Silvio Raffo va in pensione!

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Domenica 24 agosto, su La Prealpina, Paolo Grosso, in tempi oramai lontani allievo di mio fratello Silvio, ha pubblicato il bel pezzo che qui ripropongo.

Silvio è un grande poeta – è noto a tutti – ma anche uno scrittore di magnifica penna come ben sa chi ha avuto il piacere di leggere quantomeno ‘Virginio’, splendida e purtroppo dimenticata sua opera letteraria, o ‘La voce della pietra’.

Avrà avuto sette anni quando, ai nostri genitori e a me, disse che avrebbe fatto l’insegnante e il poeta.

Raramente si ottiene con tanta efficacia e soddisfazione quel che si desidera da bambini!

Mauro della Porta Raffo

 

 

«Certe sere, per assecondare il sonno sempre lento a venire (O piume d’asprezza colme!) ripercorro con la memoria le file dei nomi dei vecchi registri scolastici.

E mi rammento la frase di un film di parecchi anni fa, il cui protagonista era, come me, insegnante (animale da scuola, docens-docens).

Una frase della cui verità sono, nel mio caso, sicuro.

“Duemila ragazzi in giro per il mondo.

La loro amicizia mi lega ancora…

E ogni volta che penso a loro, mi viene da dirgli, come se potessero udirmi: soltanto voi sapete chi sono: esattamente quello che vi sembravo, a scuola.

Voi siete in me e io sono in voi.

Se ci ricorderemo di questo, non ci sarà niente che ci farà paura”».

 

Così Silvio Raffo chiudeva un suo delizioso libretto di qualche anno fa, “O la scuola o la vita”, ed è difficile immaginare titolo migliore. Poeta e romanziere, traduttore e saggista, animatore della vita culturale varesina e attore, Raffo è soprattutto un insegnante, appunto della specie docens-docens, anche in questa estate in cui la sua vita esce da una fase ed entra in un’altra: fine del lavoro nella scuola pubblica, inizio di nuove avventure nella scuola privata e nell’università. Come capita spesso, sono i numeri a dirlo: Raffo ha iniziato a insegnare nell’anno scolastico 1967/68 quand’era ancora studente universitario, in quello seguente è entrato per la prima volta come professore in un liceo – supplenza allo scientifico di Luino – e nel 1976, ormai di ruolo, ha ritrovato come docente la scuola destinata ad essere anche gran parte della sua vita: il liceo classico “Cairoli” di Varese, dove per 36 anni – una sola interruzione – ha formato stuoli di studenti (in italiano, latino e greco), ha promosso il teatro e la poesia, ha organizzato cineforum e incontri con grandi intellettuali, e ha anche partecipato a un’infinità di gite e di cene di fine anno.

Quanti saranno stati i suoi allievi? In 46 anni totali di insegnamento sicuramente diverse migliaia, più di quelli che conteggiava quel professore di un vecchio film. Ma in questa estate di passaggio, e sempre un po’ noiosa (la scuola è chiusa…), abbiamo chiesto a Silvio Raffo di viaggiare nella memoria e di ricordare quelli che hanno un nome più o meno famoso. Anche se tanti altri meriterebbero di essere ricordati, a patto che abbiano seguito il motto del loro prof: «Convinzioni e non convenzioni: ho sempre sostenuto che la scuola deve formare liberi pensatori e non schiavi del sistema, come sono purtroppo anche molti insegnanti».

Partiamo dalla categoria che garantisce forse maggiore notorietà, nel bene e nel male: la politica.

«In questo campo il mio allievo più famoso è stato Roberto Maroni, il presidente della Regione: l’ho avuto al “Cairoli” quando ho fatto la prima supplenza nel 1970. Un ragazzo simpatico e garbato, allegro e amante della musica, ben inserito in una classe molto unita, una delle più belle che ricordi. Bobo aveva una certa ridondanza nelle maiuscole, segno già allora di una personalità capace d’imporsi. Anche Dario Galli, il presidente della Provincia, è stato mio allievo a Saronno, allo scientifico: era bravissimo in latino, molto solido e orgoglioso, lo ricordo arrivare alla cattedra dall’ultimo banco con passo marziale per ritirare il compito in classe. Erano gli anni in cui a giorni alterni veniva annunciata una bomba a scuola e dovevamo uscire. Dopo un po’ dicevo ai ragazzi: basta! esplodiamo! A Busto, invece, dove ho insegnato greco alla fine degli anni ’70, ho avuto in classe Gigi Farioli, oggi sindaco della città: candido, di buon cuore, molto divertente. Non avrei mai immaginato per lui una carriera politica…».

Insegnare per lei è stato sempre anche un po’ recitare. E gli effetti si sono visti…

«Ferdinando Bruni, a capo del Teatro dell’Elfo di Milano e uno dei più importanti attori italiani, è stato mio allievo: l’ho portato io a Milano alla prova per accedere alla scuola di recitazione e gli ho consigliato di affrontarla con una poesia di Emily Dickinson. A giudicarlo c’era Ernesto Calindri, che lo promosse e a me disse: scusi, ma perché non fa l’attore anche lei? Ma ho avviato alla carriera di attrici anche Paola Bonesi e Silvia Bottini: entrambe hanno recitato con me e entrambe compaiono nella “Bella addormentata” di Marco Bellocchio. E’ attore, musicista e cantautore di valore anche Luca Maciacchini. E in una supplenza allo scientifico fu mio allievo Daniele Braiucca: fu una conoscenza sufficiente ad apprezzarlo e a stimolarlo a fare l’attore».

Passiamo agli scrittori.

«Ho avuto in classe al “Cairoli” Aldo Nove: posso dire di averlo avviato alla scrittura e le sue prime poesie mi piacevano molto. E poi c’è Luca Traini, dall’ingegno multiforme, che attualmente si occupa di studiare il rapporto tra arte e videogiochi. E Giuseppe Della Misericordia, autore di diversi libri, sceneggiatore e commediografo, vincitore del premio teatrale “Una commedia in cerca di autori” proprio quest’anno».

Altri mestieri intellettuali?

«Impossibile contare i professori e le professoresse che sono stati miei allievi: dico solo che un anno, al “Cairoli”, ho avuto otto colleghe i cui nomi erano stati scritti nei miei registri. E sempre al classico ho avuto due presidi a cui avevo insegnato italiano e latino: Maurizio Tallone e l’attuale brillante dirigente Salvatore Consolo. Sono docenti universitari Piero Giordanetti, che insegna filosofia alla Statale di Milano, e Alessandra Mammano, psicologa all’Insubria, che sta scrivendo un saggio su di me, “StupendaMente”. Laura Branchini è traduttrice per l’editore Guanda (ha fatto conoscere in Italia il poeta argentino Juan Gelman), così come il giovane Giovanni Calarco. Anna Bernardini dirige Villa Panza. Arturo Bortoluzzi è presidente degli Amici della Terra. Chiara Violini è direttrice della biblioteca di Varese. Claudio Del Frate è giornalista al Corriere della Sera. Luca Mosca fa il “costume designer” per il cinema. E tutti conoscono quel grande affabulatore che già a scuola era Gianluigi Paragone. Anche Luca Missoni, figlio di Ottavio, è stato mio allievo: era il ’73, Luca era adorabile, bello e buono e ho avuto l’onore di avere da lui in regalo un giubbotto realizzato dall’azienda di famiglia, uno dei primi “in stile Missoni”. Ero e sono un loro ammiratore e ho dato anche qualche consiglio: all’epoca la “casa” stava diventando famosa nel mondo».

Sportivi?

«Qui c’è poco… Ma è stato mio allievo Bepi Maletto, velista che ha partecipato alla Coppa America».

Chi l’ha stupita, dopo la fine della scuola?

«Forse il mestiere più strano l’ha scelto Massimiliano Ortodosso, che nonostante il nome è andato a fare il cacciatore di alligatori in Amazzonia. Sono contento per lui, ha seguito fino in fondo quello che penso sia il mio insegnamento più importante: ragazzi, fate quello che vi piace di più».

Paolo Grosso

(già allievo di Silvio Raffo)