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Antonio Conte, l’uomo sbagliato al posto sbagliato

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di Massimo Donelli

Il testo che segue è stato pubblicato su www.tvsvizzera.it

La nomina di Antonio Conte, 45 anni, a nuovo commissario tecnico della Nazionale rappresenta al meglio il peggio dell’Italia. Perché? Cominciamo dall’uomo, proseguiamo con il modo, concluderemo con il sistema.

L’uomo. Conte, da allenatore, non ha mai vinto un solo titolo internazionale. Paragonato a Carlo Ancellotti, Fabio Capello e Marcello Lippi, fuori dai confini nazionali è, letteralmente, nessuno. Peggio: ha fatto flop in Champions League e fiasco in Europa League. Per la gioia di tutti coloro che lo detestano. E non sono pochi.

Conte, infatti, somma alla naturale antipatia del vincente (in Italia) e alla juventinità sbandierata (due elementi fortemente divisivi) una arroganza incontenibile, che ha offerto a Maurizio Crozza lo spunto per una imitazione di grande successo.

E, perdipiù, giusto nell’agosto di due anni fa, è stato condannato a 10 mesi di squalifica (poi ridotti a quattro) dalla giustizia sportiva nell’ambito del processo per il calcioscommesse.

E’ l’uomo giusto per rimettere insieme i cocci della Nazionale e ricreare attorno agli azzurri entusiasmo, calore, fiducia?

Il modo. Conte guadagnerà oltre 5 milioni l’anno garantiti per due anni. Almeno, così sembra. Perché, per quanto vi possa apparire incredibile, non esiste una scheda pubblica dettagliata sul compenso dell’uomo cui è affidata la poltrona pubblica più pubblica che ci sia in Italia.

E’ certo, invece, che prenderà, come base, più del doppio del suo predecessore, Cesare Prandelli: 3,6 milioni di euro contro 1,7. E questo stipendione non lo rende certo meno antipatico in un Paese che sta tirando la cinghia da anni. Stipendione, oltretutto, non giustificato. Come ha ben scritto il Guerin Sportivo, Conte “non aveva mercato nell’Europa che conta” in ragione dei flop sopra detti. E in Italia le panchine che contano sono tutte occupate.

Non basta.

Gli italiani, che hanno buona memoria, ricordano quanto disse il premier Matteo Renzi pochi mesi fa: nessuno che rivesta un incarico pubblico può guadagnare più del Capo dello Stato. Ora, mettendo da parte per un momento il piccolo dettaglio che fatto l’annuncio (l’ennesimo) si sarebbe già trovato l’inganno, val la pena di ricordare che Giorgio Napolitano ha una retribuzione annua lorda di 239.181 euro e che il presidente del Consiglio percepisce 114.796,88 euro. Giusto: servire il Paese è un onore. E non dovrebbe esserlo anche guidare la Nazionale di calcio? Ossia un bene talmente pubblico che la legge obbliga a trasmetterne gli incontri in chiaro sulla tv pubblica?

Conte non solo guarda dall’altissimo Napolitano e Renzi, ma guadagna molto più di importanti manager di Stato che hanno responsabilità – amministrative e penali – ben più pesanti delle sue. Così la FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) ha trovato questa bella foglia di fico: lo stipendio di Conte è in linea con quello di Prandelli; al resto (ossia la differenza per fargli avere la stessa paga che riceveva dalla Juventus) provvede lo sponsor, Puma. Sarà vero?

Ora, sorvolando sull’ironico particolare che Puma è tedesca e il sentimento antitedesco in Italia non è mai stato così forte come adesso, a nessuno è venuto in mente che, forse, visti i tempi grami e tenuto conto del tetto di 240 mila euro fissato da Renzi, sarebbe stata meglio una scelta responsabilmente low-cost?

Conte è multimilionario: ha straguadagnato da calciatore, ha straguadagnato da allenatore della Juve. Poteva compiere un bel gesto accontentandosi (si fa per dire) della paga di Prandelli, che già aveva suscitato polemiche. E invece nisba. Anzi, per la serie “Tengo famiglia”, sembra che voglia imbarcare nello staff tecnico anche il fratello Gianluca…

Il sistema. Nemmeno un pazzo penserebbe mai di ricostruire un palazzo crollato partendo dal tetto: è esattamente quello che ha fatto la FGCI.

Mentre la Germania dopo il disastro degli Europei 2000 decise di mettere mano alle fondamenta del sistema calcistico tedesco cominciando dal settore giovanile (e i risultati si sono visti…), l’Italia ha concentrato ogni attenzione sul vertice del pallone, la Nazionale. E si è preoccupata, primariamente, di trovare i quattrini necessari per evitare alla famiglia Conte una perdita del potere d’acquisto.

Ha, cioè, pensato al commissario tecnico, all’ennesimo uomo della Provvidenza, anziché studiare i progetti e trovare i denari indispensabili per risistemare il pallone dalla base: rifare gli stadi, sconfiggere la violenza, intrecciare virtuosamente scuole calcio e scuole pubbliche.

Falsa (ri)partenza.

Sintesi finale. Come tutte le cose che un po’ mettono vergogna, l’annuncio della nomina di Conte è avvenuto a ridosso di Ferragosto (ore 20,18 di giovedì 14 agosto…), nella speranza che gli italiani, in partenza per il ponte e rincoglioniti dal caldo, se ne facessero velocemente una ragione.

I primi a farsela sono stati i giornalisti.

Dopo aver ammorbato per giorni le pagine sportive e non con fiumi di parole sulla infelice scivolata verbale del neo presidente FGCI, Carlo Tavecchio, e l’altrettanto infelice battuta del ministro degli Interni, Angelino Alfano, non hanno battuto ciglio (la Repubblica e Guerin Sportivo a parte, più un delizioso corsivo di Massimo Gramellini su La Stampa) sullo stipendio di Conte. Idem i politici, di governo e non (anzi, in questa cornice, un ministro ha perfino ipotizzato di tassare ancor più le pensioni…).

Confermando, così, che in Italia, strano Paese, purtroppo contano sempre più le parole (e i parolai) dei fatti…