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Amarcord: il mio primo pezzo sul Corriere

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Martedì 11 novembre 1997, eccomi al debutto sul Corriere della Sera.

Noto per le ‘Pignolerie’ che vergavo per Il Foglio, mi si chiedeva qualcosa di analogo.

Il mio primo articolo, quindi? Una ‘curiosità’ relativa nientemeno che a Butch Cassidy.

Eccolo:

“E così la notizia del giorno è che Butch Cassidy, il fuorilegge americano immortalato da Paul Newman per il grande schermo nel 1969, contrariamente alla leggenda, non sarebbe morto in Bolivia nel 1908 in uno scontro a fuoco con l’esercito locale come ottimamente rappresentato anche nel buon film appena ricordato, ‘Butch Cassidy and the Sundance Kid’, di George Roy Hill.

Questo perchè un suo discendente è ora in possesso di una fotografia dello stesso Butch risalente al successivo 1910.

E’ questa una di quelle notizie che incomprensibilmente, di tanto in tanto, percorrono la stampa internazionale dando per ‘nuova’ e clamorosa un’informazione o una teoria, invece, da sempre risaputa.

Infatti, che il capo del famoso ‘Wild Bunch’, specializzato nell’assalto ai treni neli USA tra fine Ottocento e inizio Novecento, non fosse morto in Bolivia e che tale storiella fosse stata messa in giro da un suo amico per consentirgli di rifarsi una vita onosta, è noto da anni.

Tanto che nel rappresentarlo la ‘Storia letteraria degli Stati Uniti’ scriveva: ‘Rientrato in patria nel 1910, si sposò, trascorse un certo periodo in Messico come mercenario sotto il nome di William T. Phillips, morendo nel 1937 a Spangle, nello stato di washinton’.

Ma, forse e senza forse, meglio sarebbe stato per la memoria di Butch che nessuno (nemmeno Bruce Chatwin che di lui in Sudamerica parlò diffusamente) ne avesse infranto il mito!”