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Vittorio Salerno a proposito di ‘Amabili resti’ di Peter Jackson e d’altro ancora

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Nel 2009 il famoso regista americano de Il Signore degli Anelli e King Kong, una pioggia di Oscar e quattrini, tenta un’impresa difficile mettendo però troppa carne al fuoco: la parapsicologia, le tematiche di confine, il fantasy e usando a piene mani la computer grafic e gli effetti digitali, avvalendosi di un cast di tutto rispetto, dall’adolescente (allora) Saoirse Ronan, a Stanley Tucci, (entrambi nominati all’Oscar), alla sempre brava e incisiva Susan Sarandon nel ruolo di una nonna avvinazzata e divertente.

Pesantemente ‘criticato’ dalla critica e dal pubblico, resta un film da vedere (è in DVD) per la sua originalità e splendore figurativo. (Produttore esecutivo Spilberg)

Narra la storia del bruto di turno, un insospettabile insegnante, vicino di casa, che attira in una trappola da lui stesso costruita Susy Salmon, una tredicenne in fiore, ne fa scempio, la taglia a pezzi e infine, chiusi i miserabili resti in una cassaforte, getta la medesima nel liquame putrido di una discarica che viene subito ricoperta; ma nella scena finale vediamo una sorta di ‘Giustizia Divina’ nella fattispecie di un grosso ghiacciolo, che, mentre l’assassino tenta di adescare l’ennesima vittima, gli cade sulla testa facendogli perdere l’equilibrio e cadere in un dirupo che ricorda molto la discarica-tomba di Susy.

Un film interessante anche per l’implicita denuncia sociale: quante fanciulle cadono nelle mani dei ‘mostri’, finendo la loro breve esistenza tra atroci sofferenze e spesso non vengono mai più ritrovate?

La novità e la ‘ragion d’essere’ del film, sta nel fatto che Susy non muore completamente, ma rimane in una specie di limbo, di ‘terra di mezzo’, da dove può seguire ancora gli eventi che continuano sulla Terra, e incitare suo padre a scovare l’assassino.

Tredici anni aveva anche la nostra povere Yara Gambirasio, della quale si parla tanto in questi giorni su stampa e tv, e 15 ne aveva la ‘famosa’ Manuela Orlandi, e così Sara Scazzi e tante altre sventurate.

Ma non sarebbe il caso di ‘lasciarle morire in pace’ queste povere figliole, invece che speculare anche morbosamente sulla loro triste sorte, dando alla luce ogni piccola nuova scoperta anche un po’ pruriginosa, tipo le tracce di sperma trovate su quel gancetto del reggiseno, o i resti del DNA trovati sulle mutandine della povera Yara?

Sciacalli maledetti!

Fatemi sapere che è stato l’assassino della tizia o di quell’altra quando avrete finite le indagini ed avrete prove certe da esibire, e in un trafiletto a piè di pagina, e senza foto in bikini.

Che riposino in pace, poverette, nella Luce del Signore, mentre i genitori e i parenti delle vittime possano incominciare a ricordarle serenamente.