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Un virus ai mondiali

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di Henry-Claire Nicoullaud

Ci si chiede cosa sia una squadra.

Cosa ti faccia scattare urlando questo o quel nome.

Una squadra è qualcosa di astratto.

Perché quando si tifa si tifa per questo astratto, che sa di storia, che sa di famiglia, di tradizioni, di abitudini ma che in concreto, di per sé non è nulla: solo un mome.

Spesso capita nei campionati nazionali che una città abbia due rappresentanti; quindi per chi si tifa? chi si sostiene? un nome, un semplice nome.

Perché Lazio e Roma son sempre romani, Inter e Milan sono sempre milanesi.

Eppure il tifo a volte raggiunge l’omicidio.

Ecco io credo che si sia insinuato un virus nel bel mezzo di questo campionato mondiale.

E’ il virus dell’assurdità del mondo calcistico così concepito.

E’ il virus che ti suscita pensieri che non avevi mai avuto prima; che ti spezza le gambe e il fiato.

Ti dicono che non senti la coesione con la squadra, che ti manca lo spirito.

E’ vero.

Perché il virus ti ha assalito e aperto il cervello e tutto ti pare assurdo e le forze se ne vanno, i movimenti sono scoordinati, la disciplina di squadra una parola che non ricordi più.

Solo i tedeschi, i veri tedeschi, vanno avanti.

Mai un dubbio.

Mai un pensiero fuori dal recinto.

Un popolo unito che avanza compatto, disciplinato, determinato.

Una vera macchina ben funzionante.

Germania, terra di uomini tutti d’un pezzo che non si chiedono cosa sia una squadra.

Che non lasciano penetrare alcun dubbio.