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Papa Francesco? Quantomeno, porta sfortuna!

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di Enzo Tosi

Il Papa porta sfortuna.

E si confeziona i suoi spottoni sulle tragedie dell’Umanità.

Si costruisce un viaggio propagandistico a Lampedusa, a spese del contribuente italiota, per trarre profitto da una tragedia.

La tragedia è la punta di un iceberg costante: centinaia affogano o periscono, in varie maniere, in mare, mentre migliaia soccombono nell’attraversare il Sahara o tra le violente situazioni ex “primavere arabe”, care agli idioti del politically correct.

Il Papa su tali tragedie rilascia frasi a portata di mediocre copywriter, che, esattamente a causa del potere di attrazione che la sua predicazione produce, incrementano il richiamo verso il “paesello dell’accoglienza” e, proporzionalmente, le tragedie.

Il Papa organizza tra gli alberelli dei giardini vaticani l’idilliaco incontro tra Presidenti palestinese ed israeliano, finalizzato ad esaltare la sua propria figura come ispiratore di una pace tanto puramente verbale quanto concretamente, nella realtà storica, sfuggente alle sua possibilità di definizione.

Ed ecco il miracoloso risultato: dopo pochi giorni adolescenti delle due parti vengono rapiti, uccisi, bruciati vivi, piovono missili, i cacciabombardieri bombardano.

Le parole del Papa costano il fiato della loro emissione ma inducono risultati controproducenti nella misura in cui si rivelano esclusivamente utili al loro Emettitore nel mentre che, come rulli compressori, ignorano i dati reali della Storia.

Nella realtà la religione, che il Papa rappresenta, perde quotidianamente terreno nella pratica dei fedeli in misura proporzionale all’esaltazione mediatica dell’augusto Personaggio e, nel contempo, si rivela assolutamente incapace a contenere l’avanzata mondiale dell’Islàm.