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La malafemmina, ovvero, in ricordo di Dorian Gray

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Un oramai quasi antico pezzo che qui ripropongo essendomi or ora occorso di rivedere in tv ‘Totò, Peppino e la malafemmina’.

Maria Laura Mangini, in arte Dorian Gray, morta tragicamente nel 2011 per propria mano, merita senza dubbio d’essere ricordata.

Il testo che segue è ricompreso in ‘Dodici giorni in un’altra città’, 2004 e nella raccolta ‘Figura e memoria del tempo presente’ 

 

In tutta la lunga e fortunata carriera cinematografica di Alberto Sordi una sola donna apparve in grado, sullo schermo, di tenergli testa, anzi, di metterlo in soggezione e, alla fine, di sconfiggerlo: Franca Valeri.

Con lui in quattro o cinque film, lo chiama disinvoltamente in pubblico ‘cretinetti’ nel perfido ed amarissimo ‘Il vedovo’, una delle molte grandi pellicole dirette da Dino Risi.

Fatto è che la Signora è intelligente, gli scopre le carte in tavola o ancor prima che le giochi ed incarna proprio quel tipo di femmina che il manipolatore Sordi cerca, spessissimo riuscendoci, costantemente di evitare.

Tra le altre donne intelligenti (non molte, per il vero) ma, a differenza della Valeri, in qualche modo sottomesse, che Albertone ha incontrato come non ricordare, oltre a Silvana Mangano – forse in particolare per il fatto che, trascorsi pochi anni sullo schermo, ha voluto scomparire – la bella Dorian Gray?

Arrivata a Cinecittà nel 1951 a soli diciassette anni provenendo dalla rivista, acclamata soubrette, la bolzanina Maria Laura Mangini aveva assunto lo pseudonimo cha la renderà celebre per oltre un decennio su suggerimento di uno sceneggiatore che neppure sapeva che il nome di wildiana memoria propostole era quello di un uomo.

Anche se da parte del pubblico, quello dotato di migliore memoria, e dai cinefili viene ricordata per la bella serie di commedie all’italiana interpretate (‘Brevi amori a Palma di Majorca’, ‘Il mattatore’, ‘Peccati d’estate’, ‘Racconti d’estate’, ‘Totò lascia o raddoppia?’, ‘Totò, Peppino e i fuorilegge’, ‘Vacanze d’inverno’) e soprattutto per aver dato corpo e vita al celeberrimo personaggio del titolo nel capolavoro ‘Totò, Peppino e la malafemmina’, Dorian Gray fu capace di due grandi performance in film, per così dire, seri: ‘Le notti di Cabiria’ di Federico Fellini e ‘Il grido’ di Michelangelo Antonioni.

Con Sordi, per ben due volte è la moglie fedele che il sordido individuo usa come merce di scambio buttandola tra le braccia di qualcuno ai propri fini: così in ‘Domenica è sempre domenica’ laddove, pur di partecipare al televisivo ‘Il Musichiere’ condotto da Mario Riva, Alberto la offre ad Achille Togliani, all’epoca cantante in gran voga, e in ‘Crimen’ dove sempre lui baratta un adulterio per un alibi alla fine inutile oltre che fasullo.

All’incirca trentenne, bella, divertente e misteriosa, la bionda assolutamente ‘non oca’, piano piano, senza dare nell’occhio, si eclissa.

Non la vedremo più.

Di quando in quando, allorché mi punge vaghezza di mettere in piedi da qualche parte una serie di incontri anche cinematografici con antiche ed obliate glorie, Dorian Gray mi ritorna alla mente.

Cara Signora, posso, se per caso Le capitasse di leggere queste righe o di venirne comunque a conoscenza, sperare in una Sua telefonata o in una lettera?

Ne sarei onorato!