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In morte di Giorgio Faletti

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Fine anni Novanta.

Giorgio Faletti sta vivendo un periodo difficile: non è più sulla cresta dell’onda né come cabarettista né come cantante.

Il successo, strepitoso, come scrittore è riservato a un futuro allora impossibile da prevedere.

E’ mio ospite nell’ambito di ‘Amor di libro’, la kermesse letteraria a quei tempi organizzata dal comune di Varese.

Mi aspetto uno scoppiettio di battute, una particolare brillantezza.

Lo colgo, invece, amaro e disincantato.

Ben pochi, gli spettatori a loro volta delusi, direi.

Ci lasciamo scambiandoci i numeri dei cellulari.

L’ho chiamato una sola volta, dopo l’uscita di ‘Io uccido’.

“Sono all’Elba”, mi ha detto con tono svogliato, “e sto scrivendo. Ne riparliamo”.

Era di tutta evidenza un ‘lasciamo perdere’.

Non ho una grande considerazione né dell’uomo Faletti né dello scrittore.

Un buon attore, però. Un caratterista con qualche freccia al suo arco, come dimostrato soprattutto al cinema in ‘Notte prima egli esami’.

Per come l’ho inquadrato, avrà vissuto la malattia maledicendo il cielo.