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Per i miei settant’anni

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Il testo della mail che ho inviato il 21 marzo 2014 agli amici

 

Carissimo,

il prossimo 17 aprile compio settant’anni.

Per l’occasione, organizzo qui a Varese un rinfresco al quale spero tu voglia e possa intervenire.

Attendo fiducioso un positivo riscontro che ti prego di inviare all’indirizzo mail m………it

Nel malaugurato caso non ti fosse possibile partecipare, mi piacerebbe ricevere qualche tua riga a mio riguardo.

Intendo, difatti, successivamente pubblicare una plaquette

che raccolga le note vergate  in questa circostanza dagli amici.

Ti aspetto e ti abbraccio.

Tuo,

Mauro

 

 

 

Le risposte

Ferruccio de Bortoli

Caro Mauro, la notizia del tuo settantesimo compleanno è fortemente esagerata e sicuramente imprecisa.

Occorre un supplemento di verifiche che solo un gran pignolo come te può svolgere sfidando la noia autoreferenziale della bulimia del dettaglio.

Sono convinto, conoscendo la tua onestà intellettuale, che alla fine dovrai riconoscere l’errore dell’anagrafe e rassegnarti a crederti più giovane, quale in realtà sei. Auguri.

 

Antonio Di Bella

Leggere i messaggi e gli articoli di Mauro una volta espatriati ha un sapore diverso e più intenso.

Diverso perché con  Mauro, pur nella differenza di formazione, condivido un forte spirito ‘antiitaliano’ intendendo per italiano quell’insieme di luoghi comuni e ipocrisie formali che sembrano prevalere sempre di più, ahimè, nella nostra vita pubblica e ormai anche in quella privata.

Così, da lontano, prima da New York e ora da Parigi, osservo i ‘dispacci’ dall’Italia sempre più prevedibili e ripetitivi.

Tutti tranne quelli di  Mauro.

Sarà forse perche abita al confine, in una terra più svizzera che italiana, forse perche l’età lo ha vaccinato da illusioni e abbagli, mdpr conserva una analisi lucida e sanamente insolente.

E, quel che mi piace, non è mai lamentosa o moralista come spesso capita anche a molti ‘antiitaliani’ eccellenti.

Sarà il vento beffardo di Luino (che arriva fino alla mia solcio), ma mi identifico spesso in quei giudizi taglienti ma sempre allegri sui vizi italici.

Certe volte no, ma mi fa piacere sentire opinioni diverse, mai dettate da interesse o , peggio, conformismo.

Lunga vita e auguri a mdpr testimone di un’Italia migliore, la cui esistenza mi fa vergognare un po’ meno, talvolta, di essere nato lì.

 

Marcello Veneziani 

Auguri per questa ricorrenza così importante.

Sarà la settimana santa e i miei mi raggiungono a Roma.

Sarei venuto volentieri.

Ti auguro di portarli sempre con leggerezza, hai l’intelligenza  per farlo e l’ironia per spalmare i tuoi anni sui tre vagoni del tuo cognome, in modo da risultare un ventitreenne recidivo o ripetente…

 

Maniglio Botti

Da quanto tempo ci conosciamo, caro Mauro?

Da quarant’anni almeno, forse di più; sicché – tu ti eri appena laureato in legge e io ero un giovanissimo cronista della Bagaina – ci si avvia ormai con passo garibaldino verso il mezzo secolo di amicizia.

Non posso fare a meno di scrivere queste noterelle sotto forma di lettera.

E nei ‘nostri’ cinquant’anni scorre in modo un po’ confuso una miriade di ricordi: della simpatia a pelle – e magari la condivisione di un credo politico che non è mai stato credo ma solo una sequenza di ragionate opinioni – sorta tra noi, complice il tuo papà; delle interviste nell’ufficetto di via Sacco, quando tu eri direttore dell’Azienda autonoma di soggiorno; dei racconti che mi facevi del tuo amico Piero Chiara e delle partite a scopetta nelle quali ti dichiaravi imbattibile; della descrizione di una Varese d’epoca vissuta da entrambi, anche se io ero un ragazzino e tu un giovanotto, che certamente hai amato, e ami, più della natìa Roma, e che non tornerà perché non può tornare; di te in groppa a un destriero, candidato alle politiche, e io che ti inseguo corricchiando: “Con Raffo si va a cavallo”.

Non venisti eletto ma io mi divertii tantissimo…

E poi delle tue apparizioni e delle tue fughe, dei tuoi salotti e delle chiacchierate interminabili nel tuo studio di… ozio creativo.

Mi chiedi un pezzullo, che so, una specie di coccodrillo?

Ma no, dai, rimandiamo tutto.

Ci risentiamo tra venti o trent’anni.

Per adesso tienti il mio abbraccio affettuoso, ‘fratellone’  e maestro di vent…

Scusa, di settant’anni che suonano.

Ma è proprio così?

 

Aldo Cazzullo

Mauro della Porta Raffo ha dato un contributo decisivo a migliorare il giornalismo italiano.

Ogni volta che si scrive un articolo, ci si dice: “Verifichiamo questo nome, occhio a non sbagliare questa data, se no il Gran Pignolo ci becca”.

In un mondo, il giornalismo, che va a catafascio, una nota in controtendenza è preziosissima.

Auguri Mauro.

E grazie.

 

Raimondo Fassa

Degli amici, di solito, condividiamo i gusti.

Pochi – anzi, pochissimi – sono quelli dei quali ci compiacciamo di condividere cosa ben altrimenti rara e preziosa: cioè i disgusti.

Se ve n’è uno fra i miei, questi è sicuramente Mauro della Porta Raffo.

Reputo infatti di avere, da una parte, la fortuna di detestare tutto quello che detesta lui  – la volgarità, l’incultura, il pressappochismo, la maramalderia, la cafonaggine che il nostro mondo sparge a larga mano –  e, dall’altra, il limite di non manifestarlo con le medesime sue frequenza e intensità.

Deliziosamente ‘antimoderno’, per tutta la sua vita Mauro  – come il suo ‘padre spirituale’ Piero Chiara –  ha reputato futili tutte le cose che ai più paion serissime: impiego onori gloria carriera…

E, nello stesso tempo, ha sempre preso dannatamente sul serio tutte le cose che paion futili ai più: dall’elegante causerie al profumo dei vecchi libri, dagli aneddoti storici ai decori d’una nobile dimora délabrée restituita alla vita…

Tutto, in un’epoca in cui twittano tutti, con quell’aristocratica nonchalance ormai introvabile che Baldassarre Castiglione, nel delineare il ritratto del perfetto gentiluomo rinascimentale, definiva, inimitabilmente, ‘la sprezzatura’.

Sbaglierebbero però coloro (e purtroppo ci sono…) che per questo ritenessero che Mauro viva, come suol dirsi, ‘fuori dal mondo’.

Al contrario, proprio quella sua ‘altera alterità’ gli consente di contemplare il mondo ‘dall’alto’ e ‘dall’oltre’: quindi, di capirlo assai meglio dei tanti che ci si trovano ciecamente impaniati.

Chiedetegli un giudizio sulla politica internazionale, ad esempio di quegli Stati Uniti d’America che egli ha eletto a ‘tipo ideale’ d’un sistema politico  – e, prima ancora, culturale e sociale –  alternativo al nostro.

Ebbene, col suo fiuto da ‘cane da tartufi’, difficilmente Mauro s’ingannerà nell’emetterlo.

E devo aggiungere che, le rare volte che è parso sbagliarsi nell’immediato, i fatti alla lunga gli han dato poi ragione.

Come se la stupida datità delle cose dovesse alla fin fine piegarsi ai dettami di un’intelligenza penetrante e rigorosa; che peraltro di rado si trova collegata, com’è invece in lui, alla romantica passione di farsi avvocato di ogni causa tanto stupenda quanto (in apparenza) perdente.

Continua dunque così, caro Mauro.

Continua sempre ad essere, anche per noi, quel ‘Cyrano De Bergerac del tempo nostro’ che sei stato nei ‘tuoi primi settant’anni’: “piuma d’indipendenza, pennacchio di franchezza”.

 

Mario Cervi

Caro Mauro,

con grande rammarico rinuncio ad essere con te per i tuoi settant’anni.

L’età mi pesa, proprio oggi compio i novantatre.

Ammiro la vivacità e l’intelligenza dei tuoi interventi, la tua cultura, il tuo civismo.

Tanti auguri di cuore

 

Claudio Bonvecchio

Caro Mauro,

ogni compleanno – lo si sa bene – è una fine e un principio: finisce qualcosa e principia qualcosa d’altro, in un eterno rincorrersi di date, di eventi, di sensazioni.

Alcune belle, altre brutte.

Ma non tutti i compleanni – in barba alle liturgie genetliache – sono uguali: come non lo sono tutti gli uomini.

Ci sono compleanni che lasciano indifferenti, altri invece sono particolari.

E lasciano una traccia indelebile.

Sono, infatti, passaggi epocali: “forche caudine” dell’esistenza.

Epocali, certo, anche se, all’apparenza, nulla cambia nella quotidianità e della quotidianità: chi era gioioso tale rimane e chi non lo era, non muta la sua condizione.

Di questo però, l’uomo comune non se ne accorge, distratto – com’è – dallo stordimento dei festeggiamenti, istituzionali e tradizionali.

Ma Mauro della Porta Raffo non è un ‘uomo comune’.

I Raffo non sono ‘uomini comuni’: ben lo sappiamo.

Così, il tuo dies festus sarà diverso perché alla gioia della ricorrenza si accompagnerà la ‘gioiosa gravità’ della circostanza.

Perché, con i settant’anni che hai felicemente raggiunto, allo juvenes – psichico e fisico – che dimora in Te si accompagna il senex: l’uomo saggio che può dispensare, a piene mani, la ‘polvere d’oro’ del suo sapere, della sua ironia, della sua ‘leggerezza’.

Ma che, pure, vuole insegnarti che bisogna .affrontare la vita con un sorriso sulle labbra: un sorriso che si può pensare sia come sofisticata derisione che come ottimistico impegno.

O entrambe le cose: se si preferisce.

D’altronde, come ben sapevano gli antichi, lo juvenes/senex altro non è che il mitico puer aeternus: lo scherzoso fanciullo che, radicato nell’evo presente, guarda a quello futuro e che – proprio per tale motivo – del futuro è l’eterna speranza.

E che dice agli uomini in grado di comprenderlo: “Fate come me e siate felici, perché si può vivere e essere felici: malgrado tutto”.

Questo è l’augurio di Claudio Bonvecchio.

Ad multos annos

 

Rino Cammilleri

Quando Luigi Bonaparte divenne l’imperatore Napoleone III cominciò a cercare moglie tra le figlie di re.

Ma era un borghese e per giunta ex carbonaro, così ogni proposta veniva gentilmente rispedita al mittente.

Anzi, le teste coronate non usavano con lui, nelle risposte, l’usuale (tra pari) intestazione “Mon seigneur frère” (“Mio signor fratello”), bensì “Mon cher ami” (“Caro amico”).

E lui, piccato, una volta rispose: “Merci, car si l’on subit le frères, on choisit les amis” (“Grazie, perché se i fratelli si subiscono, gli amici si scelgono”).

Mauro della Porta Raffo è mio amico.

Auguri.

 

Edoardo Croci

Ti faccio gli auguri per i tuoi settant’anni da amico sincero, prima ancora che da estimatore.

Delle tue numerose e riconosciute doti, due sono quelle per cui ti considero un esempio e un maestro: la libertà di pensiero e l’anticonformismo.

In Italia non portano in genere grande consenso, ma almeno a circondarsi di persone interessanti.

E il tempo che abbiamo a disposizione, merce rara, è meglio passarlo con persone interessanti.

Auguri.

 

Carlo Fontana

Da fedele e appassionato lettore de Il Foglio prima della svolta confessionale del suo direttore, la rubrica del ‘gran pignolo’ era per me un appuntamento imperdibile.

Erudizione enciclopedica e intelligenza aguzza, il tutto condito con una buona dose di ironia: questa la miscela che non cessava di sorprendermi, suscitando in me ammirazione e curiosità.

Curiosità che venne appagata quando – grazie a sua figlia Alessandra – ebbi finalmente modo di conoscere Mauro e fu subito amicizia.

Non poteva essere altrimenti perché la persona confermava le qualità della scrittura con in più una simpatia non comune.

Ora taglia il traguardo di un compleanno importante e non potendo essere presente ai festeggiamenti, mi unisco da lontano con l’augurio che il passare degli anni lo renda, se possibile, “ipse sua melior fama” .

Sarà così.

Ne sono certo.

 

Cesare Cavalleri

Settanta, che bel numero!

E come si attaglia a mdpr.

Infatti, è un numero bizzarro.

Tecnicamente un numero si chiama ‘bizzarro’ se è abbondante senza essere la somma di alcun insieme dei suoi divisori, cioè dei numeri interi per i quali può essere diviso.

I divisori di 70 sono 1, 2, 5, 10, 14, 35, la cui somma è 74; il 70, dunque, è abbondante, e nessuna somma parziale dei suoi divisori dà 70.

I numeri bizzarri sono rari, il più piccolo è proprio 70.

I bizzarri minori di 10.000 sono: 70, 836, 4030, 5380, 7192, 7912 e 9272.

Sono tutti numeri pari: finora non è stato scoperto alcun numero bizzarro dispari.

La somma dei divisori di 70, compreso lo stesso 70, è un quadrato: 144 (12 x 12).

Che armonia, che simmetria e che bizzarria!

Proprio come mdpr, armonico nei suoi interessi; simmetrico perché l’Occidente è simmetria; bizzarro perché non c’è genio senza bizzarria

Auguri, Mauro!

Il prossimo appuntamento è quando compirai 836 anni, cioè il numero bizzarro che viene subito dopo 70.

 

Gianbattista ‘Titta’ Rosa

Capita nella vita di incontrare personaggi strani.

Capitava, ho il dubbio, più in epoche passate, forse perché non essendo oggi normale la normalità, meno c’è modo d’essere diversi davvero.

Questo rende Mauro ancora più prezioso.

Mauro è un personaggio strano al quadrato, perché, per essere un tipo strano, è in realtà piuttosto normale.

Diciamo che veste le sue varie peculiarità con un abito borghese confortevole, rassicurante, civile, risparmiando ai suoi amici quegli sgradevoli vezzi narcisisti, forzatamente anticonvenzionali, spesso volgari che caratterizzano la gran parte dei geni, mezzi geni, o anche quartini di genio.

Porta il suo principale dono di natura con una nonchalance incomprensibile.

L’avessi io, quella memoria e quella cultura, mi sarei imbruttito nel metterla a profitto.

Lancerei il campionato mondiale professionistico di Trivial Pursuit, o Rischiatutto, o semplicemente diventerei il più insuperabile degli avvocati, di tutto espertissimo e avido di capitalizzare in denaro e prestigio.

Lui invece si accompagna con la stessa leggerezza al suo dono come al suo potenzialmente chilometrico nome, come uno che andasse tranquillo in Rolls Royce a far la spesa all’Esselunga.

E’ una contraddizione talmente lampante da passare inosservata: sempre pignolo ma mai pedante, enciclopedico ma mai pesante, e con tratti contemporaneamente aristocratici, popolari e borghesi.

Un originale e un individualista, senza però alcun culto della personalità, tanto da scegliersi un profilo pubblico quasi da ‘spalla’, da Gianni Agus a supporto della ‘star’, Piero Chiara.

Come Salgari per il Borneo, è capace di raccontarci un intero continente senza esserci mai stato e senza parlarne la lingua, un po’ più accuratamente peraltro.

La sua passione per una visione Varesocentrica dell’Universo, per la quale tutti gli avvenimenti chiave dell’umanità partirono in qualche modo da P.za Monte Grappa, fa il paio con l’abilità di conoscere tutto ma concentrarsi sulle piccole cose, lontano sempre anni luce dalla retorica, fanciullescamente alieno dal serioso, e vicino alla poesia delle tante magie e stranezze quotidiane, che rendono l’esistenza nostra, tutto sommato, una esperienza sufficientemente saporita.

Appunto questa missione, mi sembra, si è dato.

Non di cambiare il mondo, perché appartiene alla scombinata ma indispensabile piccola, e comune, comunità di liberali scettici, anarchici, e anche un po’ conservatori, convinti che chi vuol cambiare il mondo alla fine ci riesce, ma in peggio.

La missione, invece, di renderci la vita appunto un po’ più saporita e curiosa, mettendo a disposizione non solo le sue eclettiche competenze, ma anche il suo ‘wit’ nell’elaborarle e rendercele fruibili, commestibili direi.

Di questo dobbiamo dirgli grazie.

Non è facile essere generosi, con classe, e lui lo è quotidianamente quando si spende, senza ricompensa, nel fabbricare laboriosamente e condividere piccole gemme di cultura, divertimento e riflessione, che dicono molto di lui pur essendo lui sempre, in questi ritratti, un po’ di lato, testimone discreto o protagonista involontario.

Di fronte a un piagnisteo corale di pseudointellettuali che denunciano, s’indignano, penosamente ignoranti pontificano, ci ricorda che viviamo in un mondo che è ed è stato, se lo sai guardare, infinitamente vario, curioso, animato.

Oggi mancano figure che sappiano unire noi poveri affaccendati distratti viandanti con la ricchezza e il mistero della vita, dei sacerdoti laici che ci riconcilino con i diversi piani dell’esistenza.

Mauro è uno dei pochi: non è retorico dunque l’augurio di raddoppiare questi settanta anni.

Almeno finché siamo vivi noi, e i nostri figli, è fondamentale che viva anche lui.

 

Enrico Beruschi

Spero proprio di esserci.

Settant’anni: un traguardo, ma di una tappa, per quelli come noi, che non li sentono e continuano imperterriti a battere il chiodo, programmando il futuro, creando nuove cose e tentando di istruire i più giovani.

Importanza dei nonni: è stato detto per i tempi di crisi.

Forse è giunto il momento di rivalutare l’esperienza nei confronti dello starnazzare inutile, dovuto solo alla voglia di visibilità.

Auguri, giovanotto, da uno del ‘41.