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‘Midnigth in Paris’: capolavoro di Woody Allen

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di Vittorio Salerno

“Il tempo non esiste…l’ha detto Faulkner…” risponde alla moglie l’attore americano che impersona il giovane Allen in ‘Midnight in Paris’, un vero e proprio alter ego, e sono i salti temporali che danno al film di Allen (Oscar solo per la sceneggiatura) uno spessore e un interesse particolare, unico, irripetibile.

Meritava altre statuette, magari alla regia, alla protagonista femminile, la splendida Marion Cotillard, ma si sa, il ‘piccolo ebreo newyorkese’ che si è fatto da solo, lontano dalle Major hollywoodiane,  accumulando una trentina di splendidi film e di successi internazionali, non sta molto simpatico ai ‘padroni del vapore’ americani.

Rubando l’idea di base ai fratelli Grimm, a mezzanotte succede qualcosa al giovane sceneggiatore americano, che sale su un’auto d’epoca e scivola giù nel tempo nella Parigi dei favolosi Anni Venti incontrando tranquillamente i suoi miti letterari americani e francesi: Ernest Hemingway, Scott e Zelda Fitzgerald, T. S. Eliot, Pablo Picasso, Salvador Dalì e Luis Bunuel cui passa tranquillamente l’idea del futuro film che farà: Il fascino discreto della borghesia.

Tutto raccontato con garbo e grazia, fino ad arrivare a Chez Maxime, in piena bell’Epoque, e sedersi al tavolo con Toulouse Lautrec, e conoscere Renoir e Gauguin.

Ma come nelle favole la ‘mezzanotte’ dura pochi minuti, e puntualmente il sognatore-viaggiatore del tempo si trova a rientrare nel lussuoso Hotel a battibeccare con la noiosissima borghesissima futura mogliettina americana.

Vedere per credere (è tranquillamente recuperabile in DVD).

Un film delizioso nel quale il ‘vecchio’ Allen si lascia andare a briglie sciolte, creando a mio avviso, forse il suo capolavoro.