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L’America detestata dagli americani

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Inizi del 2003.

Leggo sul Corriere della Sera che “l’America è isolata, il mondo non l’ama”.

E, in particolare, che “l’immagine degli Stati Uniti si è deteriorata negli ultimi quindici mesi, dopo l’11 settembre…e una nuova guerra in Iraq aumenterebbe i sentimenti antiamericani e allontanerebbe gli USA ancora di più da alcuni tradizionali alleati, anche europei…”

Queste, allora, le conclusioni di una ricerca (i cui risultati venivano anticipati dall’International Herald Tribune) condotta a larghissimo raggio dall’Istituto Pew di Washington.

Nell’articolo, poi, si affermava che “è dai tempi del Vietnam che l’America non si sentiva così detestata.”

Ecco, il commento che scrissi nell’occasione:

“Per il vero, però  – benché gli esiti della or ora ricordata rilevazione siano interessanti – non c’era bisogno alcuno per gli studiosi della capitale americana di girare il mondo per scoprire quanto il loro Paese sia detestato.

Bastava guardare in casa propria, tra le fila dei moltissimi intellettuali della sinistra che, nell’arco, almeno, di tutto il trascorso Novecento, arrivarono a dire e scrivere tutto il male possibile a proposito degli ‘amatissimi’ Stati Uniti, della loro politica e del loro ordinamento sociale.

Ecco, ad esempio, quanto scrive in ‘La guerra di Archer’ (The Troubled Air, 1951) Irwin Shaw, mettendo le parole che seguono – che, molti, all’epoca (siamo in piena ‘Caccia alle Streghe’), avrebbero sottoscritto persino con entusiasmo – in bocca al ‘rosso’ Vic Herres, uno dei protagonisti del romanzo:

“Ti dirò io qualcosa sull’America. Noi siamo il popolo più pericoloso del mondo perché siamo mediocri.

Irwin Shaw

Irwin Shaw

Mediocri, isterici e presuntuosi.

Siamo peggio dei peggiori fanatici.

Non possiamo accettare l’idea che qualcuno, in qualunque altra parte del mondo, possa essere più avanzato, più intelligente, meglio organizzato o più vicino alla verità di noi.

Siamo pronti a distruggere cento città in una volta per fugare i nostri dubbi.

Siamo portatori di rovina.

Ci lecchiamo le labbra aspettando il momento in cui gli aerei decolleranno.

In tutto il mondo gli uomini sputano quando sentono la parola America.

Noi la chiamiamo libertà e, se necessario, gliela facciamo trangugiare come piombo bollente…

Chiunque in questo paese odia tutti gli altri…

La moralità è ciò che l’oppressore impone agli oppressi per assicurarsi che i ruoli restino sempre questi.”

Difficile che un nemico degli americani possa usare parole più dure.”