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Il senato USA

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1787, Philadelphia.

Riuniti al fine di modificare gli ‘Articoli della confederazione’ – in qualche modo, la prima ‘carta’ degli Stati Uniti – che non avevano dato risultati soddisfacenti, i cinquantacinque delegati che saranno dipoi chiamati ‘Padri costituenti’ scrissero invece una nuova costituzione.

Quanto al legislativo, alla fine, optarono per un parlamento bicamerale (non perfetto, per quanto i più così sostengano, e si veda in proposito il mio intervento ricompreso in questo stesso volume) composto da una camera e da un senato.

Al senato (per quel che riguarda l’altro ramo si veda il capitolo precedente) sono rappresentati gli Stati i quali hanno, per convenzione e a prescindere dal numero degli abitanti, pari dignità.

Di conseguenza, gli Stati stessi hanno tutti lo stesso numero di senatori: due.

Fino al 1913, erano i parlamenti locali a scegliere i membri della camera alta.

Da allora, invece, a seguito di un emendamento, l’elezione è diretta, popolare.

Essendo oggi cinquanta gli Stati, cento sono i componenti di questa assemblea.

I senatori restano in carica sei anni e vengono rinnovati per un terzo ogni biennio nell’elections day.

Non è possibile eleggere contemporaneamente entrambi i senatori di uno Stato.

Se un membro del senato muore o si dimette, si procede a una elezione suppletiva e l’eletto resterà in carica fino al termine del mandato del predecessore.

In molti casi, i governatori degli Stati possono nominare dei supplenti che esercitano il mandato fino alla seguente suppletiva.

Il consesso è presieduto dal vice presidente USA che non ha peraltro diritto di voto se non quando una votazione sia terminata in parità.

Viene comunque eletto un presidente ‘pro tempore’.